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martedì 24 giugno 2025

L'Accappatoio di Lenin {Volteggiando in un Mondo Nero}

 

Caro Lettore,

in questo caldo Luglio, pur a corto di idee, ho fortuitamente trovato qualcosa degno d’esser raccontato ma, prima di entrare nel vivo dell’articolo, ti narro di come ho avuto l’idea. 

Non diversamente da te, Amico che mi stai leggendo, son anch’io stretto nella rovente morsa del caldo e, con buona pace di papà, ho tutte le finestre spalancate e le porte che sbatton, mettendo a repentaglio l’integrità delle pareti, quadri, dei vetri delle finestre, infissi e serramenti tutti... L’altro giorno ho un po' cercato di scriver qualcosa, ma nulla, davvero nulla. Poi mi son guardato attorno, ho visto vibrare gli attestati appesi nella mia stansa e le foto, i fogli volar via, sbattevan porte… Poi ho visto sventolar l’accappatoio rosso ed ho avuto l’idea: Lenin!!! L’accappatoio, che goffamente si librava ancorato al appendiabiti, m’ha evocato il buon Nikolaj ed eccomi qui!

Son certo lo conosca e non intendo raccontarti di lui e della sua epopea, ma della sua mummia, ma prima necessita una minima contestualissassione.

Le dinastie sariste russe, da Ivan il Terribile a Nikola II Romanov s’era da sempre professate ferventemente ortodosse -a suffragio di ciò, evoco Rasputin- anche a ragione della società autoctona non definitivamente modernissata da Pietro il Grande… In epoca prerivolussionaria ed oggi ancora, il popolo russo e slavo tutto era particolarmente affascinato dalle reliquie e dalle icone sacre e la loro diffusione era capillare. L’avvento dei Bolscevichi e l’attuassione dell’ateismo di stato, atto a modernissare il paese, si tradusse anche in un a nuova furia iconoclasta, che privò i “servi della gleba” degli amuleti a lor tanto cari che, tuttavia, dovevan esser rimpiassati e modernissati e strumentalissati.

Nel 1924 sua rivolussionaria altessa Vladimir Nikolaj Lenin -il lettore mi conceda di sfoggiare la mia esile conoscensa del cirillico, roventemente acquisita in Bulgaria, quindi, Владимир Никола́й Ленин- passò a miglior vita e, ragione della grande affluensa alle sue esequie, si dispose di esporre le mortali spoglie, che in breve si videro omaggiate da una miriade di persone, tanto da indurre Stalin a stumentalissare il fenomeno, ossia mummificarlo. La mummificassione di Lenin avrebbe avuto un molteplice fine: in primo sarebbe stata un surrogato religioso: avrebbe restituito al popolo il culto delle reliquie e del pellegrinaggio al santuario; dopo avrebbe corroborato il culto della personalità, pilastro secondario delle dittature ed anche di quelle di sinistra -non poi alieno da quello cristiano, caro agli ortodossi- e, infine, avrebbe insinuato un messaggio forte e tangibile: l’eternità della rivolussione e dell’ideologia.

Al fine di implementar tutto ciò, furon convocati Boris Zbarsky e Vladimir Vorobiev per mummificare l’umano detonatore della Rivolussione; a ragione dei loro meriti, ottennero grande onore e fama immortale, il loro metodo di mummificassione, unico al mondo è ancor studiato ed utilissato, si vedano le mummie koreane, prima fra tutte quella di Kim Il Sung, preparata nel laboratorio fondato da Boris Zbarsky…

Tornando a noi, ancor oggi Lenin domina la Piassa Rossa, non più dal podio dal quale fomentò il popolo nel Febbraio 1917, naturalmente non avvolto in un accappatoio rosso bensì da un mausoleo che ne ospita il corpo dal 1927, afficnhé quanti ne han voglia possan andare a salutarlo, rammentando che quello accanto è il Cremlino, non la Cattedrale di San Basilio….

Fritz Von Baumann
L'Ingegnere
La Voce del Paese, Luglio 2025
L'Accappatoio di Lenin

venerdì 30 maggio 2025

Erranti Speculassioni {Volteggiando in un Mondo Nero}

 Caro Lettore,

questo è uno dei miei articoli che, scevro da finta modestia ed autodemagogia, ritengo ben scritto e, quindi degno d'esser condivisio qui. Racconto della visita alla mostra: Much. Il Grido Interiore tenutasi in Italia nel 2025 e mi focalisso sul quel dipinto che più mi ha impressionato: 
      Nattevandreren

Über allen Gipfeln
ist Ruh;
in allen Wipfeln
spürest du
kaum einen Hauch;
Die Vögelein schweigen im Walde.
warte nur, balde
Ruhest du auch
.

Su ogni cima
è pace;
in ogni chioma 
senti appena un alito.
                                       Nel bosco anche gli uccelli, tutto tace.
                                        Aspetta: presto anche tu avrai pace.

             

Caro Lettore,

questo articolo aspira ad esser un’escursione nell’anfratto del Romanticismo Tedesco tesa scandagliarne i più bui anfratti e ad esplorare i sentieri che legano la Filosofia all’Arte…

Alla stregua del Maestoso Viandante di Novalis, intraprendiamo la nostra Wanderschaft {peregrinassione quasi ascetica condotta da filosofi e da giovani} e, dopo una breve premessa, incamminiamoci verso la meta.

La Wanderlust è un concetto portante del Romanticismo Tedesco che, fungendo da germe dell’intera corrente di pensiero, raccoglie ed assembla attorno a sé tutte le suggestioni e gli umori del Romanticismo stesso. Essa s’interpreta come anelito  a vagare nella natura, alla ricerca del sublime, del trascendente, del DIO, dell’ego ancestrale;  tal’afflato è fatto deflagrare dalla Sehnsucht, forsa motrice della Wanderlust medesima e ulteriore pilastro del movimento culturale. Molti poeti e filosofi hanno celebrato quest’aspirassione e, uno dei più noti, ma anche più opinabili, tentativi è quello di Goethe sopra riportato.

Mi son avvalso dell’aggettivo opinabile, per non usare “anfibolo”, poiché la poesia, pur restituendo placidità romantica, obnubila l’impeto dello Sturm und Drang, edulcorando il carattere collaterale della corrente di pensiero. 

Opinione parsialmente condivisa colloca l’Espressionismo a valle del Romanticismo, tralasciando momentaneamente la diatriba relativa, appoggio questa tesi e ne trovo “visivo” risconto nel dipinto di Edward Munch: Il Viandante Notturno (Nattevandreren Der Nachtwanderer); oggetto di questo testo.

Seppur lungi da Caspar, che cristallissa il Viandante, creandone l’archetipo, Munch ne esalta le caratteristiche e l’adatta a sé stesso. Il pittore norvegese non porta in auge il Viandante Romantico ma, in maniera anacronistica e aderente alla sua arte, avvalendosi  del suo codice dei colori,  espande, “distorce” ed amplifica la Wanderlust; la rielabora, imbastendola sulla sua persona. Edward Munch si auto-dipinge insonne, mentre vaga (wandert) per casa, alla ricerca di qualcosa, della pace -che non ha mai avuto-, della sbronsa notturna, di un pensiero smarrito, di una voce…

Assunto ciò, come dal titolo, dissertiamo tutto questo o erriamo fra questi argomenti.

In primo luogo, eseguiamo una contestualissassione temporale del Romanticismo e dell’Espressionismo, dopo cerchiamo di individuare dei collegamenti fra essi e, infine, confrontiamo David Friedrich ed Edward.

Il Romanticismo Tedesco è cronologicamente allocato fra la fine del XVIII S e la prima metà del XIX S, mentre l’Espressionismo nel primo ventennio del XX S.
Il Romanticismo si contrappone all’Illuminismo, stigmatissandone la rassionalità ed esacerbando, appoggiandosi alla metafisica ed all’elucubrassione, la tensione dell’uomo all’infinto, dando quindi sfoggio alle emossioni ed alle idee, talvolta particolarmente eteree ed evanescenti; l’Espressionismo dà volto alle emossioni, le codifica con i colori di Munch e di Van Gogh e le raffigura distorte, magari grottesche e bissarre, inquietanti, ma sempre capaci di palesarsi all’osservatore.

Caspar dipinge un uomo solo su una rupe immersa nella nebbia, che vaga nella foresta e contempla il paesaggio ancestrale; un uomo assorto nei suoi pensieri, quasi sospinto dalla tempesta che soffia gelida.

Munch ritrae se stesso, in una passeggiata notturna, se stesso che vaga per casa alla ricerca di qualcosa, ha i capelli arruffati, come in Caspar e, rievocando il Viandante sul Mare di Nebbia, non indossa gli indumento dell’epoca, bensì quelli del contesto domestico. La ricerca è la medesima, le suggestioni sono identiche, i colori sovrapponibili: in entrambi i casi raccontano la scena, mediante l’opportuna codifica cromatica;  Munch si mostra impaurito, Caspar pensieroso…

Potremmo dilungarci con i parallelismi, ma…ma lascio sia il lettore a continuare questa passeggiata…

Fritz Von Baumann
L'Ingegnere

La Voce del Paese, Giugno 2025
Volteggiando in un Mondo nero
Erranti Speculassioni


Pipì libera tutti ! {Volteggiando in un Mondo Nero}


Caro Lettore,

ho inissiato a scrivere nel 2016 ed ancor oggi -giugno 2025 -, periodo durante il quale sto restaurando il mio sito- sorrido al pensiero d'esser stato autore del più irriverente articolo mai comparso mai comparso su La Voce del Paese-Gioia del Colle. 

Quello che segue è, con ogni probabilità, il testo che più più ha fatto parlar di me.. Conscio del fatto che sarebbe stato assai triste defraudare il visitatore del sito di questa perla giornalistica, dopo sei lunghi anni, lo riporto in auge, augurandovi buona lettura e tanta più indipendente! 

Negli Anni Ottanta, il calvo Pippo Franco intonava divertito il singolo “Mi Scappa la Pipì”, fendendo la coltre di ipocrisia e perbenismo, tipicamente italiana, che imbavagliava ed imbavaglia i bimbi e la loro spontaneità.

La funsione fisiologica, ancor'oggi avviluppata da simulata verecondia, costituisce per molti una vera e propria pena: non sono in pochi, infatti, a sentirsi costretti a trattenere la liquida necessità al sol fine di evitare spiacevoli episodi, trascurandone l’origine e l'effetto, ovvero l'indipendensa!!!

L’umanità vanta una componente tangibile ed una spirituale, tuttavia è solita censurare la prima e le sue funsioni…

L’utilità della pipì, già evidensiata nel romanso di Swift, acquista maggiore importansa in Belgio, dove costituisce il simbolo di nulla popò di meno che dell’indipendensa nassionale!

Nel 1388 apparve nel centro di Brüssel un’effige di un gaio bimbetto, che orinava letissiosamente: Manneken Pis-. A lui sono legate diverse leggende, tutte accomunate da un comun denominatore: la nassional indipendensa!

Si narra che, durante la Battaglia di Ransbecke, Goffredo di Lorena appese la culla del suo figlioletto al ramo di un albero e, durante il combattimento, il bambino sgattaiolò fuori e impavidamente orinò nel campo nemico, conducendo, dopo, il Belgio alla vittoria...

Un’altra leggenda vuole che un bambino, con la sua pipì, “disinnescò” una bomba Grand Place, salvando i reali o, in altre versioni, spense un grande incendio che minacciava la capitale.

L’irriverente e simpatica statua fu più volte trafugata, sia per il suo significato simbolico, sia per l’allegria che trasfondeva, infatti, per placare il rammarico dovuto al primo furto, il principe elettore Maximilian II Emanuel Von Wittelsbach nel 1698 donò un abito, affinché la nuova effige del orinatore fosse vestita e, quindi, resa più allegra ed ammiccante!

Oggi il Manneken Pis possiede 650 vestiti, donati da tutto il mondo, ed indossati in occasioni speciali, 36 volte all’anno.

Concludiamo, ricordando che la pipì, oltre ad essere molto, molto utile, è fulgido simbolo di indipendensa, quindi non si abbia timore di dire a gran voce “Mi Scappa la Pipì”!!!


Fritz Von Baumann
L’Ingegnere
La Voce del Paese, Gennaio 2019
Volteggiando in un Mondo nero 
Pipi libera tutti! 



venerdì 20 settembre 2024

Caspar ed il Romanticismo Tedesco

Mein Lieber Leser,

 frugando fra i miei file, ho rinvenuto questo mio articolo, pubblicato tempo fa, sulla testata per la quale collaboro.

Ritengo sia esso uno dei miei migliori lavori e, pertanto, lo condivido con te, augurandoti di gustarlo alla guisa di un bambino ingordo, che divora la sua Barretta Kinder o di Tedesco assetato, che compiaciuto bene le sua Weiß

 Buona Lettura, amico…

Opinione universalmente condivisa afferma che il Romanticismo Tedesco possa essere illustrato mediante l’opera pittorica di David Friedrich Caspar: “Der Wanderer über dem Nebelmeer” {Il Viandante sul Mare di Nebbia}.                                                                                Contrapposto all’Illuminismo, il Romanticismo è l’evolussione naturale del precedente movimento, infatti esso conserva ed esacerba la vocassione intellettuale e, trascendendo la rassionalità ortodossa, degenera nella speculassione, nell’elucubrassione, nell’illassione pura e nella fantasia. Nato in Germania, terra di pensatori e sognatori, lì il Romanticismo raggiunge l’acme e, intrecciandosi con gli animi e le inquietudini dei tedeschi del tempo, assumene, quindi, carattere nassionalista, religioso, nostalgico, contemplativo, ascetico; queste peculiarità trovano forma letteraria e pratica nello Sturm und Drang e nella Wanderlust, nell’Idealismo Tedesco, nella Filosofia e nella Teologia. Ad esemplificare ciò ci sono romansi e personaggi come: Leiden des jungen Werther {I Dolori del Giovane Werther}, Aus dem Leben eines Taugenichts {Vita di un Perdigiorno}, Kyselak, Beethoven, Heine, Novalis, Fichte…

Non solo nella Mitteleuropa, ma anche nel Regno Unito dilaga il Romanticismo e, come in Germania, radica nelle cosciense degli intellettuali britannici, ghermendone   gli umori. Il Romanticismo Inglese, in linea con la cultura e l’epoca, sfocia nel Titanismo, nell’incentivassione della politica coloniale e nel grottesco. La  Letteratura Nera è costellata da autori brillanti, come Shelly, Stevenson, Polidori, Brontë, Turner, mentre il richiamo a paesaggi esotici ed all’avventura emergono da testi come Il Libro della Giunga, Il Giardino Segreto e, forsatamente, Dracula…Tralasciando la tassonomia del  movimento culturale e sottolineando che il confine fra un periodo letterario od un autore ed un altro non è netto, bensì evanescente e che suggestioni romantiche posso trovarsi in altre epoche o generi, e precisando che il Romanticismo Inglese s’insinua in una nicchia temporale della lunghissima età vittoriana, torniamo a Caspar e cerchiamo di analissarne l’opera. A prima vista si individua un omino aristocratico, ritto su una roccia su uno sfondo cupo. Il dipinto, mediante metafore visive, compone un mosaico le cui tessere sono i temi ed i punti di derivassione del Romanticismo. Un qualcuno ottocentesco (informassione che riceviamo dall’abbigliamento) vaga per la foresta durante una tempesta, si ferma su uno sperone roccioso e contempla la natura selvaggia. L’errare per la foresta brulla è un rimando alla Wanderlust, magnificamente celebrata dal Perdigiorno di Eichendorff e dalla stessa cultura tedesca, che vede nel viaggio -nel senso più esteso del termine- un’occasione per crescere e migliorarsi. L’atteggiamento contemplativo fa emergere l’amore per la natura, l’aspirassione al sublime, la nostalgia, la malinconia e l’omaggio per l’era primordiale ed al tempo andato, la contemplassione della Divina Potensa, della patria perduta. Queste considerassioni, seppur celate, possono esser desunte da altri lavori dell’epoca, tanto da osservare come tutti i temi e del Romanticismo tedesco siano sintetissati in questo dipinto. L’amore per la natura, la Wanderlust (brama di errare nella natura) e la fede si trovano anche nei pensieri gai del Perdigiorno di Eichendorff; la tempesta ed il paesaggio brullo sono un rimando al nassionalismo nascente ed al tempo antico, quando la Terra era arida e nuda, una nostalgia del passato ed un altro tributo alla natura.  Il vento poderoso, che quasi fa cadere da basso il soggetto, rappresenta il sublime: il protagonista vaga nella procella, sfidando il tempo e, al contempo, ammirandolo con stupore e riverensa, quale manifestassione del DIVINO ed esasperato anelito di libertà; ancora la tempesta è l’ingrediente primo del romanso gotico e di avventura e collega al Romaticismo Inglese. Il capo chino dell’ometto si può interpretare come nostalgia o riverensa, tristessa o compiacimento sommesso, tutti umori romantici. Si potrebbe speculare al lugo sul quadro di Caspar, cosi come simili considerassioni posso esser fatte da altri suoi dipinti, da opere di altri pittori, quali: Louthemberg, Delacronix, Hayez, Goya, ma…
Desidero concludere, con una piccola spiegassione: oggigiorno si abusa della parolina “Wanderlust”, interpretata come desiderio ardente di viaggiare e di divertimento, impedimento a restare a casa -così mi è stato spiegato- e, peggio, si pronuncia in un idioma ibrido: metà tedesco maccheronico, metà inglese dilettantistico…In primo luogo quello in oggetto è un sostantivo femminile costituito dal verbo Wandern e dal sostantivo Lust; traducendo alla lettera abbiamo voglia di passeggiare nella foresta, espandendo la tradussione e cercando di darle significato preciso, per Wanderlust s’intende brama di errare nella natura, alla scoperta di se, della natura stessa; errare con spirito leggero, certi del divina provvidensa. Alla luce di ciò, la Wanderlust è configurata come un sentimento, come “cultura”, meglio come un ideale o una dottrina; tutt’altro che come voglia di lasciare casa per andare a fare bisboccia altrove!

 

Ing.Fritz Von Baumann

 -Volteggiando in un Mondo Nero; La Voce del Paese, Marso 2024-