martedì 19 maggio 2026

Svestare


Mein Lieber Besucher,

suppongo di conoscer la ragione che t'ha mosso a venir sin chi 😅 -fin qui-: hai letto la parolina SVESTARE ed hai cliccato, vero? 

Ti spiego: un imminente istituto fiorentino -il cui nome m'astengo dal citare per evitare querele- deputato alla cristallissasione dell'italico idioma, insegna il termine: SVERNARE, ovvero trascor l'inverno in un luogo caldo, caratterissato da più miti e vivibili temperature.

Parallelamente ad esso, seduto alla mia ingegneristica scrivania, propongo una nuova parolina: 

SVESTARE

Essa, similmente alla controparte invernale, significa trascorrere l'estate in un luogo fresco, possibilmente non raffreddato artificialmente. 

Suppongo sappia o rammenti della mia esasperata avversione per il caldo e per l'estate pugliese e credo abbia letto la poesia tratta dal mio libro Tentativi Poetici-Sospiri Romantici, che riporto da basso.

Tornando a noi, t'invito ad imparar questo simpatico verbo e ad avvalertene, citandomi come l'Ing.Fritz Von Baumann.

Ciò detto, non indugio oltre, devo cercar voli per Stoccolma, voglio svestare lì quest'anno

Hej då!!!


-Ode all’Aria Fresca-
da Tentativi Poetici-Sospiri Romantici

 Dov’è l’aria fresca

della quale parli, fratello?

È vanesia come te!

 

Spranga i lignei battenti,

accosta le vitree ante,
accendi il condissionatore, tirchio!


Permetti che l’aria gelida mi lambisca,
come fossi nella mia amata Stoccolma;

ove tu senti il vento, lì l’umidità impera.

 

Il sole splende sulla mia fronte

il vento s’insinui nella mia chioma

d’inverno, d’estate.


martedì 12 maggio 2026

La vellutata Cecoslovacchia {Volteggiando in un mondo nero}


Caro Lettore,

probabilmente hai appreso dai social, che son da poco tornato da Bratislava, meta di uno dei miei consueti viaggi.

Al mio rimpatrio, oltre alle solite domande, alcune persone m’han rivolto una singolare domanda, alla quale rispondo qui.

Sebbene molti sian edotti sulle vicende geopolitiche del mondo e tanti altri, come me, son avvessi ai viaggi, ad una piccola parte di società, sfugge un episodio che, per sua natura, non ha radicato nella comune memoria: il Divorsio di Velluto.

Il 9 Novembre 1989 cadde la tangibile barriera che divideva il Vecchio Continente nei due famosi blocchi e, l’onda d’urto provocata da quella caduta, diede luogo ad una sorta d’effetto domino, che si esplicò nello smembramento della Jugloslavia, avvenuto in più atti, non sempre "cordiali".

Prima della Caduta del Muro di Berlino, i meandri del campo gravitassionale sovietico separavan l’Austria dalla Cecoslovacchia e dall’Ungheria, a loro volta paesi nati dal vecchio Impero Austroungarico, discioltosi nel lontano 1918. 

Da allora i cechi dell’ovest, più vicini all’Austria, e gli Slovacchi dell’est, storicamente legati all’Ungheria, convissero serenamente e pacificamente fra loro, accettando, non sempre di buon grado, le ingerense sovietiche, tanto da insorgere in quella famosa Primavera di Praga.

Con l’acquietarsi degli animi, il paese cecoslovacco prosperò a velocità differenti, sempre mantenendo legami con le culture tedesche e slave, cito infatti Kafka e Löw, Kálmán Mikszáth e Lajos Kossuth.

Con lo smantellamento dei due blocchi, la parte occidentale della Cecoslovacchia era pronta a diventar un’economia capitalista, grassie all’industrialissassione ed alla società laica ed occidentale, differentemente dall’area orientale, più agricola, maggiormente votata all’ormai obsoleta industria bellica, più “polacca”...

A ragione della non facile transissione, le due componenti del paese s’accordaron per un’amichevole separassione, che avrebbe dato all’attuale Repubblica Ceca la possibilità di correre a gran velocità verso la libera economia e l’Europa occidentale ed alla Slovacchia il tempo di ammodernarsi e raggiungere gli standard dei vicini.

Con quello passato alla storia come il Divorsio di Velluto, il I Gennaio 1993, il mondo vide la nascita di due paesi diversi, distinti ed amici: la Repubblica Ceca e la Slovacchia.

Quello del 1993 fu l’unico, mirabile ed esemplare esempio di secessione amichevole, ben lungi da quello Jugoslavo…

Fritz Von Baumann
L'Ingegnere
La Voce del Paese, Maggio 2026
La vellutata Cecoslovacchia



martedì 31 marzo 2026

L'occhio nero


 Amici dei Social e Lettori,

esordisco ringrassiandovi per l’affetto e la vicinansa mostratami e per rassicurarvi circa le mie condissioni.

Molto semplicemente, venerdi 27.03 -mentre uscivo dal mio amato Politecnico-, son inciampato in una panchina -meglio pancona di cemento armato alta 60cm- e mi son ritrovato come nelle foto….

Tralascio dettagli -poiché son certo sappiate cosa accade quando si cade-,vi esorto a non preoccuparvi per me: dopotutto è solo una caduta…

I lettori di STORIE DI VIAGGIO E NON SOLO… han letto il capitolo "Ray-Ban e Coca-Cola" e ben sanno delle mie peripessie…

Ad ogni modo, ringrassio tutti evi auguro una Felice Pasqua !!! 

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Concludo con una nota: oggi ho per la prima volta bevuto la Coca alla Vanilia e, sinceramente, non è pessima come pensavo, ma è del tutto impareggiabile alla classica bevuta dalla lattina....





domenica 31 agosto 2025

Solo dalla lattina, si beve la Coca; Nur aus der Dose, trinkt man Coca

La Coca si beve dalla lattina. Alles klar?


Caro Lettore,

quanti mi conoscon personalmente e quanti m’han letto nel mio Storie di Viaggio e non solo…, han appreso, o già sapevan, del mio atavico vesso di bere CocaCola e bibite di sorta dalla lattina. Son oggi qui per acclarare questa faccenda che, ormai, è diventata un mio emblema o, se vogliamo, un biglietto da visita…

Quest’annosa abitudine affonda le sue radici nella mia infansia e, secondo i detrattori, nella mia indole profonda…

Son cresciuto in Italia con genitori che rompevano le scatole: volevan mangiassi verdure, cucina pugliese, non bevessi schifesse gassate e che non mi procurassi la cacarella…

Sebbene fossero paranoici nel contesto dell’alimentassione, per altri versi m’han lasciato crescere come una persona normale.

Giocavo nel quartiere, facevo merenda sensa essermi lavato le manine, litigavo con le bambine pettegole, sovente scimmiottavo i condomini, andavo in bici e non c’era giorno che rincasavo tutt’intero...

Spesso e volentieri cadevo o mi facevo male, sistematicamente mi sbucciavo i gomiti ed i palmi, mi tagliavo con le lattine e continuavo a far i cavoli miei, fino a quando mamma non s’affacciava e, vedendomi giocare liberamente, pur grondando sangue, correva a soccorrermi, contro la mia volontà -Mamma ha sempre rotto le scatole…-

Non ero un violento, ma solo uno sbadato ed un mini-ingegnere: se distrattamente mi tagliavo con il vetro di faro raccolto dalla rampa del garage, non me ne curavo, dopotutto era solo un taglietto; così come quelli procurati maneggiando gli arnesi agricoli lasciati incustoditi dal contadino del vicin orto…

Siam grandi, possiamo dirlo il tetano è una cavolata da mamme apprensive, non l’ho contratto…

Quando serviva una gomma, semplicemente si smontava il freno della bici e poi, diciamolo, a cosa serviva rimontarlo, magari ne avremmo avuto nuovamente bisogno…

Si frenava, si cappottava e, strisciando sulla rampa del garage, ci si scortivan i palmi, il naso, il mento e si strappavan i pantalò, però non si moriva… Quindi era tutto ok!

Non c’era gusto a bere dalla lattina, se non la si accartocciava nella mano o se non si infilava il labbro inferiore dentro e, chiaramente ci si incideva la bocca e la manina…

In quei momenti del tutto inopportuni, s’affacciava Mamma, mi vedeva sanguinare e correva da basso con quel dannatissimo disinfettante verde e quei cerotti che strappavan via 4 strati di pelle, come minimo…

Nella miracolosa ipotesi non ti vedeva la mamma, quelle Pu…nelle di bambine, citofonavan a casa per dire che a Fritz stava uscendo il sangue; bambine della malora….

Giuro, non è quello il farsi male, quello è solo gioco, il tetano non esiste e le lattine non son sporche!

Sotto casa c’era un supermercato e, se mangiavo tutto il primo di M…a, ovvero quelle stamaledette porcherie pugliesi, Papà mi dava 2000 Lire, affinché facessi merenda, e così avveniva: da bravo bimbo andavo al supermercato, magari con una mano sanguinante o un pesso di pelle del braccio portato via, compravo un panino con il LUNGHERESE (poi compresi esser l’ungherese) ed una lattina di Coca-Cola.

Capite bene: non potevo perder tempo ad andare a casa a prendere il bicchiere e la cannuccia, si beveva da basso, dalla lattina e quelle bambinacce dovevan dire che la lattina è sporca e non si mette in bocca e che se lo si faceva, ci si tagliava la bocca; la stessa che non chiudevan mai… Poi si sa, bisognava completare il rituale: accartocciare la lattina in una sola mano e vinceva quello che riusciva a ridurla alla minima dimensione; inutile parlare della mano, non dissimile da quella che si vedeva sul libro di Sciense, capitolo Apparato Locomotore: scorticata, sbucciata, sanguinante, con muscoli e tendini a vista.

Le detrattrici, le bambine pettegole che frequentavan la quarta elementare, dicevan testuali parole: -Fritz è tedesco, come i vichinghi, mangia il panino e non si lava le mani, beve dalla lattina che è sporca e gioca anche se gli esce il sangue-

Non abiuro, non nego, bensì legittimo, sottoscrivo e perpetro quei costumi: ovvero bere dalla lattina e sbattermene del sangue.

Non son come un vichingo, non è vero, sono tedesco, non norvegese!  Ad ogni modo, quando dicevan così, le mandavo al diavolo -se ne avevo voglia- o le lasciavo parlare e via, dopotutto eran piccole pettegole…

Vorrei tuttavia sottolineare che, pur essendo attuatore -e oggi peroratore strenuo- tal abitudini, non ho mai indossato i pantaloni corti: ritenevo e ritengo fosser da tanghero! Ho sempre usato pantalò lunghi che, nel bene e nel male, quando strisciavo sull’asfalto, a seguito di una caduta dalla bici, si strappavano e logoravano, tuttavia ho sempre mantenuto la dignità…

Ora, gentiluomo, ingegnere, scrittore, continuo a mangiare panino con il lungherese, a bere dalla lattina ed a dire che la cucina pugliese fa schifo, poiché è vero.

In virtù di ciò, della mia carriera e dei miei studi sottoscrivo ed invito a documentarvi su quanto segue: la Coca Cola della lattina è più buona di quella in verto o plastica.

La lattina, poiché internamente rivestita da un film polimerico, trattiene la CO2, conservandone la carbonatassione e la chiusura acuisce il fenomeno.

Poiché opaca e verniciata, la lattina non è esposta agli UV, quindi il contento è inalterato; il riciclaggio dell’alluminio chiede il 95% in meno di energia rispetto al vetro; la bevanda è più acidula, cosi come dev’esser la Coca Cola; il contatto fra labbra, bevanda acida e alluminio accentua il sapore e, se come da bambino ti tagli, hai l’opportunità di far un’esperiensa draculesca: bere un mocktail fatto da Coca Cola e sangue e, diciamolo, ha il sapore dell’infansia, il piacere sensoriale e il divertimento di stropicciare la lattina, mentre la ragassa che sta affianco rompe le scatole!

Cari lettori maschi,

non mi rivolgo alle donne -è tempo perso e davvero, non me ne frega nulla-, d’ora in poi, se v’è rimasto un po' d’amor proprio, bevete dalla lattina ed accartocciatela, fregandovene della fidansata ch’esorta a non far bambinate…

                               Nur aus der Dose, trinkt man Coca Solo dalla lattina, si beve la Coca


mercoledì 20 agosto 2025

Storie di Viaggio e non solo...


Cara Lettrice,

se sei arrivata sin qui, significa che cerchi maggiori info sul mio  Storie di Viaggio e non solo... 

Quello che t'appresti a striger fra le mani è, secondo la mia Colei, il testo invernale per eccellensa, il testo che ti coccola e ti fa sognare...

Fra un viaggio e l'altro, in estate od in inverno, mi recavo dalla mia Colei e, accomodandomi sul suo divanetto di fronte alla finestra, le narravo delle mie avventure a spasso per il mondo e, lasciamelo dire, molto spesso folli ed incredibili....

Rimasto a casa, quest'estate, ed attendendo la pubblicassione della mia silloge poetica Sospiri Romantici, su suggerimento della mia Grilla Parlante, ho finalmente scritto il libricino tanto caro alle mie amiche, appunto Colei e la Grilla Parlante. 

Ad agosto 2025, ho lanciata una versione breve  del testo a Santeramo in Colle (Ba) e, incoraggiato da alcune lettrici anonime che m'hanno inondato di mail, ho redatto la versione invernale, ossia questa.

Prima di leggere, prepara una copertina ed una bibita calda -poiché ti farò ghiacciare 😅- ed una CocaCola per me -che non sia in vetro mi raccomando!-

Ora leggi e, se vuoi, guarda le foto qui, ai seguenti link; presto ne caricherò altre, ma ora mi son rotto😂....

Ciò detto, Fräulein, ti auguro buona notte o, se preferisci, buon viaggio...

                            Auf wiedersehen,Fräulein...

Per acquistarlo devi solo cliccare qui
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Post Scriptum

Se gradisci, lasciami una recensione su Amazon oppure qui di basso, nella sessione commenti, inviai feedback su instagram o per mail- trovi i miei contatti nell'apposita pagina sul mio sito- e naturalmente, parla alle tue amiche del mio Storie di Viaggio e non solo... 


                                                                                 Tschüß Ing.Fritz

Fotoalbum

Il Salmone di Natale

Una Promessa è una Promessa







lunedì 4 agosto 2025

Reisesweh




Caro Lettore
se sei qui, allora vuoi approfondire il concetto di Reisesweh, parola da me coniata e così definita.

Il sostantivo neutro, Reisesweh, da me, Ing. Fritz Von Baumann coniato è il sentimento, parte della Sehsucht, che si manifesta prima di una partensa dalla propria terra o da un paese visitato.

Esso è composto da malinconia, paura e nostalgia anticipata per il luogo in cui ci si trova nel momento in cui si avverte il sentimento, cioè per il luogo che si sta per lasciare. Comprende, dunque, l’incertessa di non poter rivivere le avventure appena vissute (Vorfernweh), così come la preoccupassione di trovare un mondo cambiato al ritorno a casa o nel momento della partensa dal luogo di origine (Vorheimweh).

Questo pomeriggio ho presentato questo mio termine su Instagram e Facebook e lo descriverò diffusamente nel mio prossimo testo, Manifesto del Romanticismo Tedesco 2.0, in attesa della pubblicassione, ho lasciato qui la definissione.

 

Lieber Leser,
wenn du hier bist, dann möchtest du den Begriff Reisesweh näher kennenlernen – ein Wort, das ich geprägt und wie folgt definiert habe.

Das neutrale Substantiv Reisesweh, von mir, Ing. Fritz Von Baumann, geschaffen, beschreibt ein Gefühl, das Teil der Sehnsucht ist und sich vor einer Abreise aus der eigenen Heimat oder einem besuchten Land manifestiert. 

Es besteht aus Melancholie, Angst und vorweggenommener Nostalgie für den Ort, an dem man sich in dem Moment befindet, in dem das Gefühl auftritt – also für den Ort, den man verlassen wird. Es umfasst daher die Unsicherheit, die gerade erlebten Abenteuer nicht noch einmal erleben zu können (Vorfernweh), sowie die Sorge, bei der Rückkehr nach Hause oder im Moment der Abreise vom Ursprungsort eine veränderte Welt vorzufinden (Vorheimweh).

Heute Nachmittag habe ich diesen Begriff auf Instagram und Facebook vorgestellt. In meinem kommenden Werk, dem Manifest des deutschen Romantizismus 2.0, werde ich ihn ausführlich beschreiben. Bis zur Veröffentlichung habe ich hier die Definition hinterlassen.

 



venerdì 27 giugno 2025

Da Poliedro a Sfera è questione di bellessa!

Caro Lettore,

è finalmente giunto il momento di rompere gli indugi, fin'ora protratti a beneficio di quell’etica contorta, che m'impone di levigare lo sperone dialettico con il quale, mio malgrado ho, qualche volta, insidiato il mio stinco corroborato, fino a claudicar ramingo e dissertare un tema spinoso al quanto…

Sarei molto lieto d’apprender, sia stato il mio lavoro letto fino al termine, confido nella tua pasiensa…

Seppur rabberciato e dolente, ancor non m'arrendo, ancor intendo, ivi palesare, il mio sgomento per l’odierno Adamo.

A tal uopo m'avvalgo di una metafora geometrica che, sicuramente, gioverà al lettore ed allo scopo perseguito dallo scrittore: il poliedro [Rammentate cosa sia un poliedro?].

Avvalendoci dello strumento principe dell’Analisi Matematica, quale il limite, possiamo osservare che, se considerassimo un poligono di n lati di una data lunghessa e se facessimo tender essa a sero, il poligono in oggetto degenererebbe in una circonferensa.

Consideriamo ora un poliedro di n facce di data area ed andiamo in R³ e facciamo in modo che un limite tenda all’infinito ed uno a sero, precisamente quello della superficie i-esima del n-esimo poligono, mentre tende a sero quello del numero delle superfici componenti il poliedro stesso.  

Rigidamente trasliamo il metaforico impianto, ivi illustrato, nel piano reale e quotidiano e, parimenti, assimiliamo l’uomo al poliedro e le sue attitudini, inclinassioni, propensioni tutte e velleità, financo, alle superfici di cui si costituisce.

Sì facendo ci ritroveremo dinansi ad un uomo eclettico o, quanto meno, allocato in una eterogenea pluralità di campi, la cui estensione superficiale, non fatico a supporre, sarebbe equipollente all’ardore verso talune predilessioni o, meglio, alla pendense verso le stesse.

Se ora facessimo tendere, rispettivamente a sero e ad infinito, i limiti delle estensione superficiale e del numero di poligoni, allora il poliedro degenererebbe in una sfera, dalla superficie continua o, tale approssimabile. Tralasciando la continuità della superficie, che sol apparente essa è e affermando che, sebbene tal sembri, comunque essa consta di contenute aree, allora vedremmo un poliedro trasformato in sfera ed un Adamo in un automa; ancor meglio l’annichilimento superficiale della figura n-esima, pur donando omogeneità al solido, depaupera esso del suo anelito ancestrale, svilendolo a tanghero filisteo.

Il processo ivi illustrato, nella sua semplicità quasi rasentante il grottesco, ben descrive il ruolo svolto dalla società odierna, che perora ed eleva la beltà a virtù somma, a discapito e vilipendio delle virtù antiche che han essa portato alla dignità attuale.

Mi induce un sorriso nostalgico, questa riflessione: evoca la Legge di Faraday-Newman-Lens o, se si preferisce, l’epopea del Prometeo Moderno, ma non indugio nei fumosi ricordi e riprendo il discorso.

Pur ritenendo legittima e funzionale alla personale ascesa la brama di beltà, fatico a tacere l’opinabilità della stessa: sebbene sia l'avvenensa delissia per l’occhio, non dispone essa di passaporto per l'intelletto che, pur nobile ed spregiudicato, raramente pecca d'indulgensa. Il sever guardiano del supremo organo, scruta con dovissia i forestieri e, quando questi non mostran subito chiara virtù, relega costoro in tristi anditi, come è giusto che sia.

In ottemperansa all' antico proposito e memore del dolor subito dallo stinco ardito, acclaro il punto ancor oscuro.

Non intendo riesumare il Ferin Fanciullo di Victor dell'Aveyron o il Buon Selvaggio di Ruosseau, bensì convocarli qui per dimostrare che l’uomo che rifugge la società, sens'essa sarebbe esso non dissimile da una bestia; l Adamo di ogni epoca s'assurge alla somma dignità sol quando è sorretto da altri Adami ed altre Eve e, qualora questi non ci fossero, egli si annichilirebbe fino a divenir uno dei primi anelli di Darwin. L’Adamo in auge è tale, ribadisco, sol quando è paletto del fitto traliccio, che è la società che io qui, biecamente, sferso.

Lungi da me profanata il caldo giaciglio ove sin cresciuto, ma mosso da filiare amore, reguardisco la balia di noi tutti, faticosamente tanto di raddrissar il tortuoso alveo, affinché più fresca e vigorosa acqua disseti i miei fratelli.

Nulla sarei io, se non mi fossi abbeverato da quel torrente corrotto che oggi, ingenuamente, cerco di rettificare; poco più di un babuino sarei io, se non fossi stato deposto nei laidi cenci che scaldavan la mia le mie membra piccine. Seppur sopraffatto dal fetore ed avvolto in stracci miseri, per grassia DIO, ho avuto amorevoli genitori, che mi hanno inissisto alla virtù nobile.

Oggi, dal mio sgangherato trono, sul quale siedo scomodo, osservo che la culla sporca, che un tempo m'accolse, oggi è fatiscente, mefitica, sfondata…

Sofferente alla vista di tal vilipendio, esorto voi, adone e meravigliosa, ad abbandonare il vostro nido, per restaurar quella culla, che un tempo non lontano v'accolse, per illuminare quella malconcia madre che oggi, orba e perversa, vi nutre col veleno.

Propugnare la bellessa esteriore ed assurgerla a discriminante unico dell’uman valore, non è sciocco od orbo, giammai, ma degno del peggiore degli uomini, di colui che abiura la sua natura e preferisce la bestialità canonica alla casta all’umanità…

In virtù di tal filosofia, l’attuale società appare come un campo di sfere, piuttosto che un giardino decorato da poliedri: tutti gli uomini puntan alla bellessa, al fascino, non alla cultura. Non c’è più l’ambissione di studiare ed elevarsi socialmente, vincere la borghesia ed affermare il proletariato, bensì s’aspira ad esser belli e, seppur belli, anche schiavi, operai, subalterni, poiché la bellessa, virtù somma, un girono, guadagnerà un trono…

In forsa di ciò si è osservato il moltiplicarsi e la nascita di professioni nuove, quali l’estetista, il persona trainer, il titolare di palestra, il chirurgo plastico…

Ebbene, il nuovo Adamo non brama un mentore, non agogna l’università, non ama la lettura ed il teatro, ma veementemente spasima per un corpo corroborato, un viso liscio, un paio di tette grandi, gambe tornite, poiché son essi la scala che conduce al successo ed alla felicità e tant’è vero quanto affermo che tu, aitante adone e bellissima gnocca, non hai capito un cacchio di quanto hai letto, però hai muscoli e tette e tanto bastan…

Mi duole, ma del tuo bel corpicino mi stanco presto e l’uomo muscoloso posso rimpiassarlo con un paranco...

A benefico del lettore poco brillante, le facce del poliedro son gli interessi dell'uomo e, quando l'unica sua preoccupassione è la bellessa, allora i poligoni si riducon a punti ed il poliedro diventa una sfera...