in ossequio a quell’inveterata
tradissione, che mi vede scrivere qualcosa sull’Esame di Maturità, anche
quest’anno prendo la tastiera e getto giù due righi.
Esordisco affermando d’aver fugacemente appreso -eufemismo di me ne son sbattuto totalmente e l’’ho sentito per caso- che son cambiate le regole dell’esame e non intendo discettar l’argomento -non posso😅-.
Oggi, più che raccontare le bojate di sempre e della mia Notte Prima degli Esami, faccio qualcosa di più semplice: racconto di me! -come sempre sensa filtri-.
Fra circa 10 o 15 giorni, sarà definitivamente chiusa la scuola ed alcuni andran all’università, altri al lavoro, altri bivaccheranno a casa, lagnandosi di tutto ed accusando la società, il governo, il sistema, magari si sposereanno pure…
Sottoscrivendo ed evindensiando, che ognuno fa che cacchio vuole ed io non giudico nessuno, sol osservo che non abbiam più stimoli: abbiamo fatto della vita, le cui porte si stan spalancando dinansi a noi, un trivio (Uni, Lavoro, Casa), null’altro! -anche questo punto s’esaurisce qui, non l’enfatisso-.
Sol mi fermo su un passaggio, in questo mondo, costituito da emulatori smidollati, tendiam ad imboccare la strada a noi più congeniale, magari quella selessionata dalla massa, soffocando le nostre inclinassioni, desideri, fantasie; diciam che nemmeno tentiamo di pensare a quello che potremmo fare, a quello che davvero ci piace ex interessa, "facciam quello che va fatto", basta seguir il flusso…
Relativamente al "facciam quello che va fatto", alludo ad un tema a me caro, ovvero la tendensa a sottoporci all'abnegassione, giustificata dalla necessità di non esser fuori dal coro -meglio detto, non abbiam le palle di esser noi stessi e preferiam omologarci-.
Tornando a noi, io non ho la presunsione e l’arrogansa di dar lessioni od indicare la via maestra -son pure io una testa di cacchio-, sol voglio esortare gli esaminandi o i lettori di sorta a guardare la vita con i propri occhi, a pensare con la propria testa, non strapparsi via le palle per paura di non esser come gli altri, a non considerare solo le tre strade consuete, a vivere a fondo le emossioni, poiché son esse prova inconfutabile della nostra umanità, per quanto intense ed indesiderate sian. In questo contesto ed in linea all'argomento portante, evoco infatti il Prof.Martinelli:
L'importante non è
quello che trovi alla fine della corsa, ma quello che provi mentre corri.
Quindi pensiamo un qualcosa, viviamola con tutte le emossioni del caso -buone o cattive che sian- cavalchiamo l’onda, anche sapendo quando che essa ci condurrà al barato, ma cerchiam di vivere una cacchi di volta e, dato che ci siam, se ci sentiam prossimi al baratro, possiam sempre far retromarcia, no?
Viviam la nostra vita, incasinata o lieta che sia, atipica o simile alle altre, viviamola e non emuliam la massa e o -come davvero accade- non lecchiamo...
Con l’esortassione ad inseguire fino alla porta dell’inferno, ansi, fino al trono del diavolo, i nostri sogni, prendo congedo da te, lettore e ti invito caldamente a tirar fuori le palle...
Auf wiedersehen!





