martedì 16 giugno 2026

Maturità 2026


Caro Lettore,

in ossequio a quell’inveterata tradissione, che mi vede scrivere qualcosa sull’Esame di Maturità, anche quest’anno prendo la tastiera e getto giù due righi.

Esordisco affermando d’aver fugacemente appreso -eufemismo di me ne son sbattuto totalmente e l’’ho sentito per caso- che son cambiate le regole dell’esame e non intendo discettar l’argomento -non posso😅-.

Oggi, più che raccontare le bojate di sempre e della mia Notte Prima degli Esami, faccio qualcosa di più semplice: racconto di me! -come sempre sensa filtri-.

Fra circa 10 o 15 giorni, sarà definitivamente chiusa la scuola ed alcuni andran all’università, altri al lavoro, altri bivaccheranno a casa, lagnandosi di tutto ed accusando la società, il governo, il sistema, magari si sposereanno pure…

Sottoscrivendo ed evindensiando, che ognuno fa che cacchio vuole ed io non giudico nessuno, sol osservo che non abbiam più stimoli: abbiamo fatto della vita, le cui porte si stan spalancando dinansi a noi, un trivio (Uni, Lavoro, Casa), null’altro! -anche questo punto s’esaurisce qui, non l’enfatisso-.

Sol mi fermo su un passaggio, in questo mondo, costituito da emulatori smidollati, tendiam ad imboccare la strada a noi più congeniale, magari quella selessionata dalla massa, soffocando le nostre inclinassioni, desideri, fantasie; diciam che nemmeno tentiamo di pensare a quello che potremmo fare, a quello che davvero ci piace ex interessa, "facciam quello che va fatto", basta seguir il flusso…

Relativamente al "facciam quello che va fatto", alludo ad un tema a me caro, ovvero la tendensa a sottoporci all'abnegassione, giustificata dalla necessità di non esser fuori dal coro -meglio detto, non abbiam le palle di esser noi stessi e preferiam omologarci-. 

Tornando a noi, io non ho la presunsione e l’arrogansa di dar lessioni od indicare la via maestra -son pure io una testa di cacchio-, sol voglio esortare gli esaminandi o i lettori di sorta a guardare la vita con i propri occhi, a pensare con la propria testa, non strapparsi via le palle per paura di non esser come gli altri, a non considerare solo le tre strade consuete, a vivere a fondo le emossioni, poiché son esse prova inconfutabile della nostra umanità, per quanto intense ed indesiderate sian. In questo contesto ed in linea all'argomento portante, evoco infatti il Prof.Martinelli:

 

L'importante non è quello che trovi alla fine della corsa, ma quello che provi mentre corri.

 

Quindi pensiamo un qualcosa, viviamola con tutte le emossioni del caso -buone o cattive che sian- cavalchiamo l’onda, anche sapendo quando che essa ci condurrà al barato, ma cerchiam di vivere una cacchi di volta e, dato che ci siam, se ci sentiam prossimi al baratro, possiam sempre far retromarcia, no? 

Viviam la nostra vita, incasinata o lieta che sia, atipica o simile alle altre, viviamola e non emuliam la massa e o -come davvero accade- non lecchiamo...

Con l’esortassione ad inseguire fino alla porta dell’inferno, ansi, fino al trono del diavolo, i nostri sogni, prendo congedo da te, lettore e ti invito caldamente a tirar fuori le palle...

Auf wiedersehen!


 

martedì 19 maggio 2026

Svestare


Mein Lieber Besucher,

suppongo di conoscer la ragione che t'ha mosso a venir sin chi 😅 -fin qui-: hai letto la parolina SVESTARE ed hai cliccato, vero? 

Ti spiego: un imminente istituto fiorentino -il cui nome m'astengo dal citare per evitare querele- deputato alla cristallissasione dell'italico idioma, insegna il termine: SVERNARE, ovvero trascor l'inverno in un luogo caldo, caratterissato da più miti e vivibili temperature.

Parallelamente ad esso, seduto alla mia ingegneristica scrivania, propongo una nuova parolina: 

SVESTARE

Essa, similmente alla controparte invernale, significa trascorrere l'estate in un luogo fresco, possibilmente non raffreddato artificialmente. 

Suppongo sappia o rammenti della mia esasperata avversione per il caldo e per l'estate pugliese e credo abbia letto la poesia tratta dal mio libro Tentativi Poetici-Sospiri Romantici, che riporto da basso.

Tornando a noi, t'invito ad imparar questo simpatico verbo e ad avvalertene, citandomi come l'Ing.Fritz Von Baumann.

Ciò detto, non indugio oltre, devo cercar voli per Stoccolma, voglio svestare lì quest'anno

Hej då!!!


-Ode all’Aria Fresca-
da Tentativi Poetici-Sospiri Romantici

 Dov’è l’aria fresca

della quale parli, fratello?

È vanesia come te!

 

Spranga i lignei battenti,

accosta le vitree ante,
accendi il condissionatore, tirchio!


Permetti che l’aria gelida mi lambisca,
come fossi nella mia amata Stoccolma;

ove tu senti il vento, lì l’umidità impera.

 

Il sole splende sulla mia fronte

il vento s’insinui nella mia chioma

d’inverno, d’estate.


martedì 12 maggio 2026

La vellutata Cecoslovacchia {Volteggiando in un mondo nero}


Caro Lettore,

probabilmente hai appreso dai social, che son da poco tornato da Bratislava, meta di uno dei miei consueti viaggi.

Al mio rimpatrio, oltre alle solite domande, alcune persone m’han rivolto una singolare domanda, alla quale rispondo qui.

Sebbene molti sian edotti sulle vicende geopolitiche del mondo e tanti altri, come me, son avvessi ai viaggi, ad una piccola parte di società, sfugge un episodio che, per sua natura, non ha radicato nella comune memoria: il Divorsio di Velluto.

Il 9 Novembre 1989 cadde la tangibile barriera che divideva il Vecchio Continente nei due famosi blocchi e, l’onda d’urto provocata da quella caduta, diede luogo ad una sorta d’effetto domino, che si esplicò nello smembramento della Jugloslavia, avvenuto in più atti, non sempre "cordiali".

Prima della Caduta del Muro di Berlino, i meandri del campo gravitassionale sovietico separavan l’Austria dalla Cecoslovacchia e dall’Ungheria, a loro volta paesi nati dal vecchio Impero Austroungarico, discioltosi nel lontano 1918. 

Da allora i cechi dell’ovest, più vicini all’Austria, e gli Slovacchi dell’est, storicamente legati all’Ungheria, convissero serenamente e pacificamente fra loro, accettando, non sempre di buon grado, le ingerense sovietiche, tanto da insorgere in quella famosa Primavera di Praga.

Con l’acquietarsi degli animi, il paese cecoslovacco prosperò a velocità differenti, sempre mantenendo legami con le culture tedesche e slave, cito infatti Kafka e Löw, Kálmán Mikszáth e Lajos Kossuth.

Con lo smantellamento dei due blocchi, la parte occidentale della Cecoslovacchia era pronta a diventar un’economia capitalista, grassie all’industrialissassione ed alla società laica ed occidentale, differentemente dall’area orientale, più agricola, maggiormente votata all’ormai obsoleta industria bellica, più “polacca”...

A ragione della non facile transissione, le due componenti del paese s’accordaron per un’amichevole separassione, che avrebbe dato all’attuale Repubblica Ceca la possibilità di correre a gran velocità verso la libera economia e l’Europa occidentale ed alla Slovacchia il tempo di ammodernarsi e raggiungere gli standard dei vicini.

Con quello passato alla storia come il Divorsio di Velluto, il I Gennaio 1993, il mondo vide la nascita di due paesi diversi, distinti ed amici: la Repubblica Ceca e la Slovacchia.

Quello del 1993 fu l’unico, mirabile ed esemplare esempio di secessione amichevole, ben lungi da quello Jugoslavo…

Fritz Von Baumann
L'Ingegnere
La Voce del Paese, Maggio 2026
La vellutata Cecoslovacchia



martedì 31 marzo 2026

L'occhio nero


 Amici dei Social e Lettori,

esordisco ringrassiandovi per l’affetto e la vicinansa mostratami e per rassicurarvi circa le mie condissioni.

Molto semplicemente, venerdi 27.03 -mentre uscivo dal mio amato Politecnico-, son inciampato in una panchina -meglio pancona di cemento armato alta 60cm- e mi son ritrovato come nelle foto….

Tralascio dettagli -poiché son certo sappiate cosa accade quando si cade-,vi esorto a non preoccuparvi per me: dopotutto è solo una caduta…

I lettori di STORIE DI VIAGGIO E NON SOLO… han letto il capitolo "Ray-Ban e Coca-Cola" e ben sanno delle mie peripessie…

Ad ogni modo, ringrassio tutti evi auguro una Felice Pasqua !!! 

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Concludo con una nota: oggi ho per la prima volta bevuto la Coca alla Vanilia e, sinceramente, non è pessima come pensavo, ma è del tutto impareggiabile alla classica bevuta dalla lattina....