sabato 3 agosto 2024

Amor ch'al cor gentil ratto s'apprende...


Caro Lettore,

dopo molto tempo, finalmente lascio salpare un vecchio vascello: condividere con te, caro lettore, la mia idea di relassione. Davvero da anni, desideravo redigere questo post, ma non ho mai portato a termine il mio proposito, poiché non del tutto convinto, o meglio, poiché non era ancora deflagrata la scintilla detonatrice…

 

Nel bene e nel male, tutti, prima o poi, si fidansano, si sposano, sfornano figli e pian pianino varcano la linea di demarcassione…

 

Capitolo Primo: La ragione dell’esistensa del Partner

 

Quale molla fa scattare nell’individuo, maschio o femmina che sia, il desiderio di imboccare la strada verso l’ineluttabile debacle?
-chiarirò dopo la ragione per la quale considero la vita in due una debacle-

 

In primo luogo, l’individuo è sottoposto alla pressione sociale, ossia all’Über-ich freudiano {Superego} che ci spinge a considerare la relassione come una sorta di imprescindibile fase vitale, come un dovere assoluto, meglio detto: “o trovo un partner o sono sbagliato”. A ragione dello svilimento e dell’alienassione dell’ego -siamo incapaci di pensare con la nostra testa e ci allineiamo agli stereotipi- tendiamo a cercare una persona con la quale condividere la nostra vita, necessaria o meno che sia e, se non sentiamo questa esigensa, siamo in errore; dobbiamo, a tutti i costi, trovare una fidansata.

 

-Questo è il mio blog, e qui comando io; io son maschio e contento d’esserlo, ergo considero il partner una ragassa; il testo è valido anche per le donne, basta cambiar genere, faccia il lettore l’opportuno cambio e non mi rompa le scatole-

 

Utile o meno che sia, ci si fidansa, per non esser additati come strani, falliti, sfigati o che dir si voglia…

 

Seconda ragione, per la quale ingaggiamo l’esasperata ricerca della fidansata, è la necessità fittissia di edulcorare la pessima vita che conduciamo.

In primo lugo, la vita è un dono ed in occidente non è pessima, se lo è, dipende solo da noi…

 

Noi e solo noi siamo autori della nostra tragedia, se così vogliam definire la vita…

Se non studiamo, poiché odiamo la scuola, finirem col svolgere un lavoro pietoso e guadagneremo una miseria; se andiamo in moto a 300km/h, prima o poi, ci frattureremo entrambe le gambe e finiremo su una sedia a rotelle; se lasciamo che siano gli altri a decidere per noi, allora vivremo una parvensa di vita… Gli altri decidon per noi, ogni volta che non pensiamo con la nostra testa e ci adattiamo alle convensioni, ogni volta che seguiamo la massa, per non esser diversi…

Tralasciando ciò, siamo persuasi che la vita sia dura e difficile, che essa sia una serie di altalenanti tornanti, che bisogna sacrificarsi per ogni cosa, che tutto abbia un carissimo presso…

Per nulla!!! Tutti nasciamo allo stesso modo, tutti abbiamo le stesse carte, se giochiamo male la nostra partita, perdiamo il piatto e se giochiamo bene vinciamo; sta solo a noi capire quali carte giocare…

 

Assunto che molto erroneamente intendiamo la vita come un arduo percorso ad ostacoli, sentiamo la necessità di trovare una persona che ci accompagni sulla via per il Calvario, vogliamo un Cireneo con il quale dividere il peso della Croce, che è la vita, ed è qui che arriva la fidansata…

“La mia ragassa mi supporta nelle giornate nere”; “La mia ragassa mi aiuta a ripetere prima dell’interrogassione”; “Con la mia ragassa, posso andare in pisseria quando voglio”; Con la mia ragassa, posso vomitare e ruttare come una bestia”… Son queste, essensialmete, le ragioni che ci spingono a cercare un partner, nulla di nobile, nulla del tipo: “La mia ragassa mi sta facendo studiare dai suoi libri, così, io imparo qualcosa che non sò”; “Con la mia ragassa, posso confrontarmi su alcune cose di cui non son sicuro”…Vogliamo un supporto, che non è più la famiglia o la comitiva, ma una creatura solo nostra -si ho scritto “solo nostra”, poiché la relassione sfocia sempre nella possessività e nella, del tutto erronea idea, che la fidansata ci appartenga, alla guisa dei boxer-.

 

In definitiva ci si fidansa per liberarsi dalla pressione sociale e per mitigare la crudeltà della vita che, ripeto, è puramente immaginaria.

 

Capitolo Secondo capitolo: Confronto ragionato delle vite da single e da Coniugati

 

Personalmente vivo una bella vita da single, che “condivido” con altri single.
Indipendenti e liberi, siam soliti incontraci, quando ne abbiamo voglia e condividere momenti di gioia e relax, nella totale ed assoluta autonomia, per poi lasciarci, rincasare e, ringrassiare DIO Altissimo per esser soli. Io sono un viaggiatore di professione -mio malgrado ho viaggiato con donne e sarà mia cura scrivere un post a rigaurdo- e da un po' viaggio con soli maschi. Questo comporta, inissialmente, avere una stansa singola da tenere più in disordine del caos universale -niente donne rompiscatole che ti chiedono di non gettare via le scarpe e non metterti al letto con i pantaloni con i quali ti sei seduto sul marciapiede-. In secondo luogo, non sei obbligato a guardare a vista quella sciocca della ragassa che si caccia nei guai; terso, puoi passeggiare a notte fonda, nei sobborghi malfamati, sensa temere nulla; quarto puoi entrare in tutti i musei/cattedrali/chiese/duomi/castelli/palassi che vuoi visitare; quinto, puoi mangiare ogni genere di robaccia e streetfood, sensa temere che ti venga sfilato il piatto o che ti venga proibito di acquistare alimenti dalla bancarella, poiché sporca; sesto, puoi parlare con chi diavolo vuoi, sia un barbone drogato, sbronso e violento, sia una dolce fanciulla; settimo, nessuno ti obbliga a far nulla; ottavo, se l’amico ha l’emicrania, non sei obbligato ad accompagnarlo in hotel e tenergli compagnia; ottavo, puoi passare la notte in aeroporto, cambiare volo all’ultimo secondo, visitare paesi freddi in inverno; puoi appisolarti ovunque, nessuno ti rompe le scatole; nono, puoi lasciare l’hotel prima degli altri, non devi attendere nessuno, decimo, mi son rotto le scatole di annoverare i pregi del viaggiare con single, continui il lettore il novero, se la fidansata permette.

 

Nel tuo paese, puoi uscire ed andare al cinema/pisseria/ristorante etnico -quanto odio quasta locussione- da solo, sensa fidansata che ti vieta di frequentare il ristoante cinese, poiché non ama quella cucina, o che non ti permette di guardare il film poiché non è il suo genere…

 

Non hai gente fra i piedi e disponi delle tue finanse come diavolo vuoi; nessuno ti chiama -valido nel mio caso specifico- “Ingegnere” solo per adularti ed avere qualcosa in cambio; ti svegli solo e vai al letto solo e preghi DIO di lasciarti single per sempre, sensa dimenticare di ringrassiarLO. Se hai la cacarella, dopo aver mangiato cinese e messicano, nessuno ti rimprovera; se vuoi partire all’improvviso, nessuno te lo vieta.

Non hai la famiglia di Lei da assecondare, tanto meno devi giustificarti con la tua se, esasperato, mandi al diavolo quella persona femminile che ti ha imbrigliato e ti ha fatto girare le scatole più che mai…
 

Vai al letto, spegnendo il telefono e, quando lo accendi, non trovi mille telefonate di lei

Puoi lasciare tutto e sparire per settimane, nessuno ti verrà a cercare…

 

Ci sono tanti altri vantaggi, ma ho fretta di finire il post, poiché devo sentirmi con la comitiva degli impenitenti single per organissare la serata di soli maschi di stasera, continuate voi il novero dei vantaggi…

 

Capitolo Terso: La vita di Coppia

 

La vita di coppia, molto laconicamente, si sintetissa in poche e dolorosissime parole: condivisone, baratto della libertà assoluta a fronte di una parvensa di appoggio e solidarità, obblighi infiniti

 

Da fidansato devi, in qualche modo, condividere tutto, nonostante si dica che i fidansati mantengono comunque una certa indipendensa ed autonomia: emerita bojata -non si scrive così “boiata”, ma mi piace maggiormente; mio blog, mie regole-

 

Ho visto ragassi liberi e felici, come me, che dopo sposato hanno rinunciato ai loro sogni più grandi, poiché non condivisi dal partner. Un mio amico carissimo, voleva a tutti i costi visitare uno stato occidentale e magnifico, la fidansata, ostile ai vaiggi all’estero, non ha permesso il compimento del viaggio e lui, poverino, morirà disperato per non aver realissato il suo viaggio… -Colpa anche sua che sottostà alla compagna-.

 

Son convito che chi è fidansato o lo sia stato, potrà annoverare meglio di me gli obblighi ai quali un partner deve attendere, ergo ne elenco solo uno: il fidansato deve essere: facchino, autista, accompagnatore, trofeo di caccia, psicologo, infermiere, bodyguard, raffinato oratore, spavaldo difensore, titolare di una banca svissera -deve sempre pagare lui, per lei, per la sua famiglia e per le amiche di lei-, machista e rude, ma anche raffinato e brillante…
Poi c’è il matimonio i figli la vita coniugale, ma questi capitoli non posson esser trattati qui, questo non è un blog di letteratura gotica… Lasciamo ad Poe ed a Mary Shelly il romanso nero…

 

Concludo, infine con due note:

 

La mia strenua difesa della via da single non deve mai esser intesa come un inno all’eremitismo (come diavolo si dice), l’uomo è una creatura sociale e sensa la società regredisce allo stato animalesco, davvero…L’uomo ha bisogno di amici ed amiche, di famiglia, di ragasse, di libri, viaggi e bar, ma tutto ciò non deve impegnare tutta la sua vita. Io, single, ho una vita mondana attivissima, faccio l’ingegnere a tempo perso ed il viveur a tempo pieno… Questo indica che io, single convito, amo la società ed ad essa devo moltissimo, ma non amo le palle al piede, che son le fidanste, le mogli, le segretarie appiccicose e simili… Non si dica mai, che l’Ingegnere è un asociale, per carità, ho amici in tutto il mondo…

 

Ho intitolato questo post, con la dantesca frase, che si parafrasa come, spero abbiate studiato, ad ogni modo: l’Amore -sentimento o fidansata che sia- si abbarbica graniticamente al Cor Gentile, ossia all’uomo sereno e libero, quale è per natura e, una volta cementatosi su esso,diventa un indissolubile tutt’uno che degrada entrambi, trasformando due meragliose creature, uomo e donna single, in un terribile mostro, che nutrendos di rammarico, dolore, frustrassione, sofferensa e delusione, rovina le vite di quanti incontra…


 

giovedì 1 agosto 2024

È tanto bella l'Italia....

Caro Lettore,

riprendo oggi la tastiera per scrivere un post che, pur apparendo polemico, è finalissato a sconfessare le filistee idee sui viaggi all’estero.

 

Premetto che non mi sento minimamente scalfito dalle critiche che ricevo a ragione della mia propensione al viaggio, poiché esse provengono solamente ed esclusivamente da persone grette e immeritevoli di considerassione.

 

In questa sede evito di disertare sulle ragioni psicologiche che muovon la gente a viaggiare e focalisso l’attensione su altro.

 

Non sta a me giudicare la qualità dei valori morali di una persona, tuttavia per me riveste particolare importansa la conoscensa, penso sia essa una delle cose più importanti in assoluto. La conoscensa, paradossalmente, non può esser acquistata solamente a scuola od all’università e non è mai troppa; un buon modo per elevarsi culturalmente e socialmente è conoscere il mondo, sfondare i confini del quotidiano, del nostro paese, della nostra cerchia di amici e lanciarsi nel mondo, alla scoperta di tutto.

Nel corso dei miei viaggi, ho diviso il tavolo della mensa con gente di ogni dove, ho adagiato le mie ingegneristiche chiappe su lerci marciapiedi, ho conversato (spesso in inglese maccheronico o tedesco fluente) con persone di ogni etnia ed estrassione sociale (cosa che non mi sognerei mai di fare in Italia), ho passeggiato di notte con fanciulle e fanciulli ubbriachi persi, ho schersato e riso con chiunque, magari anche col diavolo con le corna; ho mangiato e bevuto molte cose (anche frutta e verdura, che in Italia veementemente scaccio via)…
La miglior Geografia l'ho studiata viaggiando, guardando con occhi i fiumi e le montagne, viaggiando ho approfondito la storia, in Islanda ho imparato qualcosa di Geologia, in Europa ho scoperto la Storia dell'Arte e l'Architettura, in Teutolandia ed in Slavia la Gastronomia... 

Nel corso dei miei viaggi, ho avuto modo di appressare architetture differenti ed autoctone, ben lungi dal consueto stile rinascimentale italiano o barocco pullulante a roma. Ho smentito la famosa e stupidissima frase: “L’Italia è il paese più bello del Mondo”; cosa è bello, se non quel che piace? Come posso appressare il bello, se non ho un termine di paragone, meglio come so che una roba è bella se non ne ho vista una brutta?

Perché devo dire che solo in Italia si mangia bene ed all’estero fa tutto schifo ? Ci son molti, ma davvero molti, posti in cui si mangia divinamente, forse anche meglio dell’Italia, riconosco, tuttavia che la Pasta che facciamo qui non la si trova altrove e che questa è una delle tre cose di cui sento davvero la mancansa quando son via.

Non di rado incontro gente che snobba i paesi non turistici, come se il viaggio fosse bello, valido ed utile, solo se approvato dalla stragrande maggioransa della marmaglia: se vai in Puglia, in Salento, a Santorini, fai un gran bel viaggio, se ti rechi in Slovacchia, in Armenia o non so dove, significa che non hai capito nulla della vita ed hai soldi da gettare...
Quello in Islanda è stato, ad oggi, il più bel viaggio mai fatto, eppure mi fu detto ch'ero andato a vedere pietre ed eschimesi, che avevo sperpretao denaro ed avrei fatto molto meglio ad andare a Gallipoli a vedere i glutei fluttuanti delle balneanti... Questa è la gente: una massa di filistei, volgari, incapaci di avere un pensiero proprio, una mandia di bussurri che vivono di riflessi e convensioni...


Ancora, quest'anno, mio fratello ha invitato molte persone al consueto viaggio estivo aperto alla comitiva, tutti ci hanno snobbato, ritenendo che la meta fosse scrausa ed indegna di visita...
Se è questo lo spirito del viaggio, allora è preferibile restare a casa, andare in spiaggia per contemplare le altrui chiappe e lasciare a pochissimi la possibilità di elevarsi culturalmente e spiritualmente; dopo tutto si sa, la cultura e le larghe vedute non son per tutti....
Davvero è molto meglio che queste persone restino nel loro guscio di ignoransa e filisteismo, non accada mai che imparino qualcosa di differente dalle boiate propinate dalla tele o fruibili in spiaggia...

Questo post, come già precisato, non vuol esser una ingiustificata invettiva contro quanti non viaggiano, giammai mi permetterei di metter in discussione l’altrui operato, bensì una, più o meno, disertassione sull’importansa del viaggio.

Le scansonate frasi “E’ tanto bella l’Italia…”, “Non conosciamo casa nostra e dobbiamo andare all’estero ?”, “Stiamo qui, viaggiare è pericoloso…”, “Gli stravaganti viaggiano, quelli che non hanno nulla da fare” , “Sempre queste cose strane dobbiamo fare?...” -Sono stato fedele alle frasi, non le ho depurate da carattere meridionale che le caratterissa- e robe del genere, mostrano perfettamente l’indole del pronunciatore: una persona gretta, prima di ambissione ed amor proprio, una persona che sguassa nella sua possanghera, credendo sia essa l’oceano. Queste frasi vengon sempre dette da quelle persone che son cresciute sensa stimoli, in famiglie piccole, da persone davvero da compiangere, giustificare e condannare. Riconosco che non tutti sian nati in famiglie di alto ceto e che non tutti abbian ricevuto stimoli validi, tuttavia, vivendo in una società altamente coesa, in cui tutto è fruibile a buon mercato, ci si può anche sforsare di mettersi in gioco e cambiare punto di vista, ma molto spesso è più facile lagnarsi, criticare gli altri, piangersi addosso…

 

Questo fa la gente che non viaggia, invidiosa ed insicura, gretta e cattiva, si chiude nel proprio castello fatiscente, si cinge il capo con una corona da re e, sedendosi sul trono diansi alla tv, come un arrogante re, getta fango su quei cavalieri che, gettando via le loro sfarsose vesti, montano il primo cavallo e partono alla ricerca del Santo Graal, sfidano draghi e streghe, salvano principesse e mendicanti e rincasando con ferite e tesori….

 

Cara persona che critichi i viaggiatori, resta a casa, non accada mai, che salti il quotidiano lavaggio del cervello o che cresca culturalmente, dopotutto la miglior istrussione è conoscere i protagonisti dei reality show e sapere di Chiara Ferragni...

PS Il titolo è, volutamente, scritto in pugliese

venerdì 21 giugno 2024

Dänemark!!!!

 


Mein Lieber Leser,

heute schreibe ich auf deutsch, denn ich fühle mich besser, wenn ich auf Deutsch schreibe, als ob ich auf italienisch erzähle...

Du bist hier, weil du die dänische Flagge bemerkt hast…

Jahrelang hab ich die Dänen gehasst, trotzdem, wenn eine Reise schiefgelaufen ist, soll das nicht bedeuten, dass das Land oder das Volk böse sind…

Immanuel Kant hat uns diesen Gedankensplitter hinterlassen:

Der Frieden ist ein Meisterwerk der Vernunft

Wenn ich die Vernünftigkeit befürworte, kann ich einen Krieg weiterbringen? Wie könnte ich mich als Rationalist hinstellen, wenn ich Groll gegen Dänemark hege ? Die echte Freiheit liegt in im Seelefrieden, nicht in dem Groll...

Neulich, zufällig, hab ich ein Feature, das darüber Dänen in Stuttgat erzhält, ich sah Jungen als ich, die sich anmüsiert, bis alle Biergärten leere waren -Die Däne sind berühmte Säufer, errinerst du dich an  Hamlet...?- In jeder Weise, haben sie keine Schuld, dass meine Reise schiefagelaufen ist…

Obwohl ich des Schweden Freund bin, wirklich wünsche ich den Frieden mit Dänemark...
Heute werde ich begeisterter Anhänger von Dänemark sein und, eben sobald ich es finden, werde ich ein FaxeBier einkaufen und ich es werde trinke allein, und später wede ich auf Dänische spinnen; letztendlich gewönlich ich flippen auf englisch aus, werde ich mich nicht schwer tun auf Dänische zu sprechen…


Die Deutschen dozieren, dass mit einem gutem Bier in der Hand, sind all Freund und ich bin sicher, dass die Dänen stimmen

Entschuldigung Dänemark… Es tut mir leid…

Der Friede wurde geschlossen!

PS Eben jetzt hab ich die Fotos der Reise in Dänmark gesehen und hab einen grossen Leid gespürt… Ich trage keine Schuld, ich bin noch wüttend und immer werde ich so sein, jeddoch ich mich von meinem Bruder getretten habe, jetzt bin ich frei und bald, ich hoffe, werde ich einen Schlusspunt hinter diese Geschichte setzen….

venerdì 15 settembre 2023

Il...Il...Il Libro dei Morti


 

Nulla è più spaventoso del Libro dei Morti, quello che da esso vien trangugiato non torna mai più…


Caro Lettore,

dopo tanto, tanto, tempo riprendo la tastiera per condividere con te una storia alquanto esilarante.

Qualcuno di voi ha, qualche volta udito la raccapricciante locussione “Libro dei Morti” e, improbabilmente si è documentato sullo stesso, giungendo alla conclusione che esistono due “testi dedicati ai cari estinti”: quello tibetano e quello egissio. Il secondo è una raccolta di formule magiche, rituali ed istrussioni, che il defunto deve eseguire per giungere alla destinassione eterna; il primo narra del passaggio fra vita e morte e della reincarnassione dei buddisti. Tempo fa, ho appreso che, in Puglia, ne esiste un terso, che è forse il peggiore; prima di illustrarvi il contenuto, faccio un breve cenno alla storia che mi ha permesso di conoscere lo stesso.

C’era una volta, una bellicosa donna, figlia di una famiglia numerosa e benestante che, dopo la scomparsa dei genitori, si ritrovò sensa eredità. La donna, tralasciando la veridicità della vicenda, riteneva i fratelli colpevoli del suo diseredamento e, mossa da determinassione tipica delle donne pugliesi, intentò diverse cause ai suoi parenti, spendendo buona parte del suo patrimonio. Nel narrare questa storia, pronunciò la frase fatidica: -Io ho scritto i soldi i miei genitori nel libro dei morti, ma spendo tutto quello che ho, pur di vedere in galere i miei fratelli e le mie cognate-. Da questa frase, colma di livore, si comprende l’esistensa di un “terso libro dei morti”.
Il testo in oggetto, la cui definissione diamo e cristallissiamo, è un libro immaginario nel quale vengono annoverate le cose sottratte, le occasioni perdute, quanto non si può più riottenere, quanto è per sempre perduto.
Lemmi di questo libro sono: l’eredità della donna pugliese, denaro che mai più avrà, il teewurst che fu sequestrato a Fritz nell’aeroporto di BadenBaden, il Salome di Riga del 2014, i capelli dei pelati, le patatine mangiate…

Ognuno di noi, purtroppo, perde qualcosa e mai più la otterrà e, quando ciò avviene, con dolore, l’annovera nel Libro dei Morti.

Caro lettore, anche tu, ora puoi annoverare nel tuo personale Libro dei Morti, quanto hai perso e mai più riavrai.
Il sapere di perdere ineluttabilmente qualcosa è, di per se, inquietante e lo divernta ancor di più, sapendo che questo quid, una volta fuori dalla nostra portata, viene annoverato nello spaventoso Libro dei Morti

Io son solito invitare mio fratello a segnare nel suo libro le mie consumassioni al bar, con la frase, ormai celebre: -Puoi annoverare questa Fanta nel libro dei morti, fratello! Non intendo rimborsarti!-
Ben comprendi, caro lettore, quanta paura incuta questo bieco testo e quante mie consumassioni sian annotate su quello del mio vecchio fratello…


Caro Lettore, con la speransa di averti strappato un sorriso, preciso che questo post è teso a spiegare il significato della frase “Nel Libro dei Morti”, che il testo in oggetto esiste davvero, la storia narrata è realmente accaduta e che il post ha carattere meramente ironico!!!

 

mercoledì 11 maggio 2022

Ode ad Oscar Wilde


 Caro Lettore,

in questa notte insonne -come tutte le mie notti- afferro il mio notebook per condividere con te una mia riflessione su una persona nota, non a tutti, ma comunque celebre a molti- grassie a DIO-, alludo ad uno scrittore deprecato ed incensato da generassioni: Oscar Wilde.

Questa sera, al mio ritorno dal Politecnico, la mia cara Mamma mi ha preparato per cena le mie amatissime Fettuccine alla Bolognese, un piatto a me molto caro, sapientemente ed amorevolmente cucinato dalla mia Mamma; non discetto la pietansa, riservandomi di farlo in un altro post, e concludo con l’incipit alla mia riflessione:

A tavola perdonerei chiunque, anche i miei parenti…

Al termine della cena, ho sinceramente condiviso e sposato questo aforisma. Si uso la parolaccia “sposare”, poiché sono davvero convolato a nosse con questa frase, ho davvero celebrato il connubio spirituale con questa massima, davvero l’ho condivisa, capita, amata ed ho quindi pensato al suo autore, speculando come segue.

Tralasciando le Fettuccine alla Bolognese, che se le avessi ancora qui le mangerei con molta ingordigia, Oscar Wilde scrisse qualcosa di vero, puro ed autentico e per questo è odiato.

Tutti noi, io in primis, siamo degli abietti, degli invidiosi, degli odiosi, portatori di rancore, degli ipocriti, dei perbenisti, dei falsi, dei vacui moralisti, delle persone spregevoli e vili e, cosa peggiore di tutte, siamo degli ipocriti, degli ignobili ipocriti. Siamo ipocriti, ipocriti che si camuffano da santi, da anime pie, da brave ragasse e ragassi, da simpaticoni, da amorevoli amici. Siamo animati da cameratismo e solidarietà, ma solo per finta, poiché godiamo dell’altrui disfatta, serbiamo rancore con tutto il mondo e con tutta la famiglia…Questo siamo noi! Per giunta, proviamo piacere e vergogna nel compiere determinati atti, atti che ci rendono piacere incontenibile, e bramiamo dalla voglia di indulgere in talune cose, però ce ne vergogniamo grandemente e celiamo i nostri vissi e le nostre perverisioni e, molto ipocritamente, condanniamo quelli che come noi, sguassano in pratiche deprecabili.

“Nulla è peccato se reca piacere” ho sempre sostenuto ciò e non abiuro ora, così come non c’è nulla di errato nel quotidiano operato, però ci vergogniamo di palesare i nostri vissi. Proviamo imbarasso nel dire che ci piace dormire fino a tardi, nel dire che moriamo dalle risate guardando I Simpson e che ci identifichiamo in loro, ci fa arrossire dire che amiamo i cartoni animati pur essendo grandi, non ci rende onore dire che ci annoiamo a guardare il telegiornale e che in questo momento storico ne abbiamo piene le tasche della guerra in Ucraina e cose così, però…

Qui arriva Oscar: il poeta maledetto, il bevitore di assensio, l’alcolista, il dandy, lo spregiudicato, il corrotto ed immorale, il pervertito, il fumatore perso, lo snob per antonomasia, la vocina che si nasconde dentro di noi!

Si persone, Oscar ha detto e scritto tutto quello che pensava. Leggendolo abbiamo ritrovato noi stessi, nei suoi gesti inconsulti rivendiamo noi il sabato sera, noi in discoteca, al bar, con i nostri più cari amici, noi siamo lui e lui è ognuno di noi, però….

Però la sua condotta fu ritenuta immorale, come quella di Lord Byron ed oggi, falsi studenti devoti, ancora ci allineiamo a quel pensiero errato e, peggio, eredi di una società bigotta -grassie a DIO prossima all’estinsione- continuiamo ad odiare pubblicamente Oscar, pur condividendo a pieno il suo pensiero, pur essendo degli amanti della vita come lui.

Esaspero il discorso: riteniamo di essere persone libere, ma come insegna Oscar “nessuno può essere libero, se costretto ad essere simile agli altri” e così siamo noi: omologati. Noi tendiamo ad assumere un comportamento standardissato e correlato all’età e ad un insieme di valori fittisi, che mortificano il nostro spirito ed il nostro pensiero. Prima di compiere una data assione, pur anelandone l’essecussione, ci chiediamo se conforme al dettame sociale ed alla nostra età, qualora la verifica va male, evitiamo di attuare il nostro desiderio. Questo poiché obbediamo supinamente ad una regola infondata, che norma il nostro agire, quasi sempre legittimo -Quello che è vietato dalla legge non va mai fatto, tutto il resto è lecito-. Ancora, siamo vincolati ad una sorta di legge morale, sopravvissuta alla seconda metà del Novecento e, in funsione di tale, ci asteniamo dal fare quello che vogliamo, pur essendo privo di immoralita. Quando vediamo qualcuno che ignora questa regola, diventiamo verdi dall’invidia e sputiamo veleno.

Una ragassa fidansata va al bar con un amico, ella viene epitetata infelicemente. Pur volendo fare come lei, pur volendo bere un aperitivo con il più caro amico, le altre ragasse, guardando ella, dicono cosacce…

Oscar Wilde è odiato da tutti, poiché ha fatto e scritto quello che noi vorremmo fare e non facciamo, quello che noi pensiamo ma non abbiamo il coraggio di dire, poiché dicendolo saremmo fuori dal coro, saremmo degli immorali, dei turpi, dei malvagi…

Allora viviamo la nostra vita nella privassione, nella semplicità, asteniamoci da ogni piacere, osserviamo pedissequamente un manuale comportamentale, dopotutto la vita è solo una, che sia stata vissuta bene o male, poco importa, presto torneremo da dove siam venuti e degli anni terreni, vissuti nella privassione o nella pienessa, ben poco resterà, ma di sicuro in questi anni di vita saremo state delle brave persone, dei soldatini fedeli, dei mariti devoti, dei bravi figli, dei perfetti idioti che, per timore di essere giudicati, hanno gettato alle ortiche la loro vita.

Tornando a noi, in segreto amiamo Oscar Wilde, in pubblico lo esecriamo, poiché ci vergogniamo di dire che aveva ragione e che siamo come lui, se non peggiori!

Le cose più ripugnanti di tutte sono due: in primo luogo, ci vergogniamo ad essere noi stessi, poiché vogliamo emulare un opaco modello comportamentale costruito sulle fondamenta della società dei nostri nonni e genitori e su quello dell’attuale società, due abbiamo la coda di paglia -mi piace molto questa espressione che ho imparato nel corso di tedesco- poiché leggendo diremo che è tutto bugia, che l’Ingegnere, autore di questo post è un bieco ed un malvagio, eppure ogni volta che avremo l’occasione ci comporteremo come il buon Oscar…

Caro lettore, non odiarmi se dico che sei un ipocrita e sensa fegato, tu mi hai appena epitetato DIO solo sa come, tuttavia non ti biasimo: io sono peggio di te!

Stasera ti ho messo di spalle al muro, dicendoti quello che pensi e non hai il coraggio di dire e di pensare: si appena rifletti su queste cose, cerchi di divagare, poiché temi il tuo stesso pensiero. In secondo luogo, io sono uno spregiudicato ed un vissioso ancor peggiore di te che, nella tua parchedine cerchi di migliorarti, differentemente da me, che perpetro il vissio e sguasso nell’immoralità. Per farmi perdonare ti elenco le mie schifesse:

Sono un Säufer: odio gli alcolici, ma bevo tutte le bibite gassate del mondo, dispressando l’acqua naturale ed i vini di ogni tipo.

Bevo solo ghiacciato, di estate e di inverno, di notte e di giorno; non conosco l’acqua naturale ed un giorno o l’altro morirò di congestione, mi si spaccherà lo stomaco e mi so congelerà il sangue.

Mangio sempre tedesco e parlo tedesco, pur essendo in Italia da anni, odio la cucina pugliese e la dieta mediterranea.

Non guardo mai il telegiornale e, all’ora di pranso, guardo Italia 1!

Odio la televisione, guardo solo cartoni animati, film horror, porta a porta e Piero ed Alberto Angela.

Sto morendo dalle risate, poi continuo la lista

Eccomi ho finito di ridere

Vivo in Puglia, ma odio questa regione, con i suoi abitanti, il suo clima, la sua gastronomia ed i suoi paesaggi.

Amo l’Italia, ma non gli italiani. Pur tedesco di sangue, preferisco gli svedesi e gli austriaci.

Odio il caldo e l’estate, ma non lascio la Puglia e voglio andare in Kenya ed in Turchia ed in Messico.

Sono un ingegnere, ma mi occupo di Letteratura, Fisica, Matematica e viaggi; faccio l’Ingegnere solo nel fine settimana, se ne ho voglia.

Ho lasciato lo studio del pianoforte, poiché odiavo le insegnanti (erano donne italiane).

Ho studiato inglese, per otto anni ed un semestre, ma lo parlo con i piedi, pur scrivendolo e leggendolo bene.

Nutro rancore con quei famigliari che, da bambino, mi tolsero il cioccolato bianco a seguito di cinque giorni di cacarella.

Mangio solo cioccolato al latte e bianco ed odio il fondente, amo gli orsetti gommosi ed il cioccolato Kinder.

Ogni martedì faccio la spesa e compro solo bibite gassate, crauti e caramelle gommose.

Non divido mai le leccornie con nessuno, vado al cinema ed al ristorante cinese all you can eat da solo, per non dover condividere il piacere con altri.

Ho finito la solidarietà con gli ucraini, per via di questa guerra non sono andato in Polonia e, in risposta a Draghi, “non voglio la pace, ma l’aria condissionata!”

Sono un cattolico in pena, non mi confesso mai, voglio fare il sacerdote ed il cardinale per mandare al diavolo le monache e conoscere bene la teologia, il greco antico e la storia.

Caro Lettore,

io ho scritto di me e delle mie perversioni, ora sentiti offeso per quanto letto, dammi del puerile e, soprattutto, metti una manina sulla tua cosciensa -sempre se ne hai una- e renditi conto che non tutto quello che ho scritto è sxorretto, ma tu lo bollerai tale solo per vergogna di dire chi sei!

Ciao Donna Adulta, Ciao Uomo Adulto….

PS Ho scritto in verde come l'assensio di Oscar; comunque, l'assensio è verde, vero?

venerdì 6 maggio 2022

La notte: poesia della città


 Popolo del web,

in questo venerdì che ha il sapore del sabato pomeriggio, riprendo la tastiera per discettare un tema a me sempre caro: la notte.

Ieri sera, come ogni giovedì, andai al teatro, uscito ebbi modo di appressare la primavera: era una sera calda, ieri, più che una sera direi una notte e più che ieri direi stanotte. Stanotte, la notte appunto fra giovedì e venerdì, dopo il teatro ho avuto il privilegio di rincasare a piedi e gustare la bella notte che riserva la città.

Era la classica notte di primavera, quella di ieri, fresca e serena, aveva il profumo dell’estate ed il sapore dell’inverno. Sul piassale del teatro, ho preso commiato dai volti noti, dai soliti avventori di quel palasso incantato che prende il nome di teatro. Facendo memoria del mio amato inverno ho tirato su il bavero del cappotto e, incrociando le braccia l’ho chiuso sul petto e mi sono avviato verso casa e la magia ha avuto inissio.

Le tenebre avvolgevano di elegante nero la città, illuminata dalle insegne e dai lampioni, il vento si insinuava fra le stradine, narrando alle porte ed agli scalini di quanto visto qualche angolo più in là. Passeggiavo spavaldamente, lambito dall’umidità di una fresca notte primaverile, mente il vento mi sospingeva sul corso grande ormai dormiente. Le vocine fragorose che adornano quel grande viale pedonale ora sognano di draghi e cavalieri, pensavo mentre un bambino mi tagliava la strada, sfuggendo dai genitori usciti dall’osteria. Il profumo di frittura ben sposava il ronsio di quell’insegna che, tremolando, s’accingeva a spegnersi sulla mia testa.
-Mamma mia!-esclamai fra me -è già l’una! Perché tornare a casa?- Continuai ad errare per quella città di cui ero padrone, gustando ghiotto la mia libertà. Ormai le tutte le luci erano spente, salvo qualche lampadina che illuminava una o due finestre in lontanansa. Cartacce e giornali, come cormorani, lambivano la strada mossi dal vento ondeggiante, ogni tanto sbucava fuori da una porta un cuoco stanco che s’accendeva una sigaretta o un cameriere trafelato che raggiungeva l’auto tutto stanco ed assonato. Le finestre ormai buie, parlavano di mamme e di papà, di bimbe e di bimbi che dormivano in attesa dell’indomani. Da qualche parte si udivano risatine, erano fidansatini che come me vagano per la città, altre volte urla e parolacce, erano sbronsi che brontolavano per la prematura fine della bottiglia.  D’improvviso il caldo profumo del pane irrorò il paese intero, i fornai già sfornano, pensai fra me, poi ancora costeggiai il mio bar ed una voce dolce ed amica mi disse:- Ingegnere! Vai a nanna o sei già sveglio?- Mi voltai sorpreso, era lei, la bella barista che tirava su la sua serranda- Ohi cara!- risposi sorpreso -torno a casa dal teatro!- e guardai l’orologio che segnava le cinque del mattino. Le luci dell’alba dipingevano di rosa quel cielo nero fino a poco prima. -Diavolo!- pensai -ho speso la notte a passeggio…-

La notte è così: meravigliosamente nottosa! Ti rapisce e ti ammalia, ha il profumo delle patatine fritte, del pane fragrante e del caffe bruciacchiato! Volti amici ti sorridono, urla di disperassione ti spaventano, luci lampeggiando t’ammiccano. Il cielo cambia colore, le saracinesche si chiudono e si aprono, mentre uccelli di fogli di giornale ti volan attorno come foglie in autunno…

La notte è un lusso per pochi, è un lusso per me!

venerdì 25 febbraio 2022

La Polonia, l'Ucraina e dintorni

 

Caro Popolo del web,

come ben sai, non è mio costume interessarmi della cronaca o, peggio, servirmi di questo spassio per commentare l’attualità, tuttavia questa volta sono stato toccato nel profondo e sono qui per esternare tutto il mio dolore, la mia ira furente ed il mio fervido desiderio di sculacciare mio fratello e mio cugino.

Cosa mi è successo? Dovevo partire per Varsavia, ma quel gran simpaticone di Vladimir si è ricordato di avere dei fratelli nell’Ucraina dell’est ed è andato a liberarli da una prigione immaginaria o reale che sia e, con la sua liberassione, ha imprigionato me!  Non indugio con la retorica a me tanto cara, giungo al dunque: una lieve bressa di guerra ha smosso un po' di terra qui in Europa ed i grandi uomini che son mio cugino e mio fratello hanno deciso di non partire per la Polonia. Immagina la mia furia…

Sono stati spesi molti denari per acquistare una lavatrice, ergo preferiamo lavare i panni sporchi a casa nostra e stenderli a Norimberga, poiché lì vorrei portare gli autori di questa schifessa…

 

La Storia insegna che al termine delle guerre, conseguentemente alla caduta degli imperi ed a posteriori di eventi epocali vengano ritracciati i confini degli stati e che questi vengano delineati un poco a casaccio, sensa tener conto del popolo e delle sue simpatie. Il Medioriente è da sempre sede di tafferugli, guerre, guerriglie e cose brutte, poiché è una terra mal divisa: con la caduta dell’Impero Ottomano furon creati stati e staterelli popolati da genti che si son sempre odiate e non ha mai condiviso nulla, basti pensare che lì ci sono Mussulmani Sunniti e Sciiti, Ebrei e Cristiani d’Oriente, ergo è facile comprendere la sofferensa di quei popoli costretti a condividere terre nate dal nulla…

 

Una cosa simile è accaduta in Europa: con la Dissolussione dell’URSS e la fine della Guerra fredda, sono stati ripristinati paesi, delimitati da nuovi confini, e genti son state forsate a convivere in un mondo nuovo, che ben poco è durato…

Il malessere dell’Est Europa è poco noto, poiché sommesso e latente e non plateale come le guerre del Medioriente, la sola cosa che ricordiamo è, a malapena, la secessione della Cecoslovacchia, tuttavia ci sono altri simil casi, verificatisi subito dopo la fine dell’Unione Sovietica. Il Nagorno Karabakh nel 1991, il Naxçivan nel 1990, la Transistria, alla quale Putin si è poggiato in questi giorni, nel 1990 e la Gagaussia nel 1994, l’Ossessia del Sud nel 1991, l’Agiaria nel 1993 e la famosa Cecenia in più riprese, ultima nel 2009. Ce ne sono molti altri, ma ho citato solo quelli dell’area sovietica, poiché è mia sinistra opinione che presto, mosso da fraterni sentimenti, Chelovek {человек} Putin andrà a liberare le autodichiarate Repubbliche Indipendenti del Caucaso, così come ora ha fatto con l’oblast’ di Donec’k ed oblast’ di Luhans’k.

 

Lo dico per inciso, mi piacerebbe fare una digressione sulla suddivisione amministrativa dell’Ucraina, ma non mi sembra il caso.

 

Tornando a noi, ho scritto questo post per tre ragioni: in primis per raccontare la debacle di cui son vittima, in secondo luogo per condividere con il mondo quello che, a mio modesto parere potrebbe accadere ed in fine per denunciare i fatti attuali; e parto da questo ultimo punto.

 

Dal 1945 ad oggi, salvo rari e brevi episodi, l’Europa non ha più visto una guerra, la Jugoslavia è stata interessata da due momenti bellici, ma non sono stati gravi come quello di questi giorni e, personalmente, mi chiedo che bisogno c’era di far questo patatrac? A cosa serviva metter a ferro e fuoco la povera Ucraina per due pessi di terra? Era davvero necessario fare tutto ciò? Non era bello viver felici e contenti sensa guerre? Evidentemente i russi volevan ricordare come si tiene una guerra ed hanno aperto questo conflitto, giustificandolo con la necessità di dare l’indipendensa agli oblas’t orientali; questa è stata l’ultima è più plausibile ragione data. Non sta a me giudicare e non entro nel merito della cosa, lascio ai posteri l’ardua sentensa, fermo restando che ripudio la guerra e che questa guerra mi è costata un viaggio in Polonia, che non ha parte nel conflitto.

 

Volevo partire per la Polonia, per uno dei miei viaggi, volevo l’inverno che quest’anno non ho avuto, volevo mangiare i Pierogi ed i Łazanki, ma un timore infondato, come quello che potessero esserci disordini in Polonia agli albori di un conflitto in erba, e la mancansa di fegato e rassionalità della mia compagine me lo hanno impedito e sono rimasto a casa. Si non sono partito e, chiuso nel mio studio, ho indossato il colbacco polacco, rinvenuto in qualche armadio, ho preparato il tee polacco con il filtro portatomi da mia cugina polacca, ed ho sbroccato come molto raramente accade. Nel frattempo, la mia compagine ha speso il pomeriggio a guardare la tv ed a legittimare, con mera ipocrisia, la sofferta scelta di non partire. In questo conflitto non verranno attaccati paesi NATO, al massino Putin arremberà le Repubbliche Baltiche, ma non la Polonia, ergo per quale diavola di ragion non siamo partiti? Perfavore illuminami, scrivi nei commenti la ragione per la quale, secondo te, non siamo partiti. Io posso solo dirti, Popolo del Web, che sono furibondo, da mercoledì, infausta notte in cui ha annullato le prenotassioni degli alberghi, monto tutte le furie e non so se esista un personaggio nella storia o nella letteratura che abbia perso le staffe come le ho perse io in questo momento…

 

Infine, come ben sai, popolo del web, non guardo mai il telegiornale, non leggo la cronaca, non apprendo notissie, me ne sbatto di tutto. Ancora sono un ingegnere, non un politologo, uno storico, un militare, un geopolitico o u diavolo di simil sorta, ma ho studiato Storia ed ho viaggiato al lungo, ciò ha sviluppato una certa sensibilità che mi ha permesso di immaginare la situassione attuale, Donbas, nel 2009, ai tempi della Cecenia. Quando accaddero i fatti ceceni, mi documentai sulla situassione postsovietica ed appresi dell’insofferensa della Crimea, del Donbas, del Caucaso e della Moldavia e nella mia personale cartina -ho una mappa dell’Europa politica in cui segno gli stati che visito e quelli non riconosciuti internassionalmente- segnai i paesi su citati, pensando che prima o poi avrebbero fatto scalpore. Nel 2014 abbiamo assistito alle beghe della Crimea, nel 2022 a quelli degli oblast’dell’Ucraina Orientale e, mia scellerata idea, che auspico mai si avveri, presto avremo colpi di mortaio in Caucaso ed in Moldavia, ma è più probabile che si svegli il Caucaso… Mia nonna dice sempre: “Tempo ci vorrà, ma poi vedrai”….

In questi giorni, se le cose precipitano, si assisterà a disordini nelle Repubbliche Baltiche per il corridoio di Suwałki, ma la cosa non mi riguarda, ritengo sia più probabile una guerretta in Caucaso e spero di andarci prima che ciò avvenga…

 

Con l’auspicio che questa guerra finisca presto, che l’Ucraina, quella poveretta, prenda pace e che io vada presto in Caucaso, auguro a tutti buona cena; io stasera mangerò Pierogi, non Pelmeni!

 

PS Ho scritto in Assurro e Giallo per tributare la povera Ucraina 

Immagine da https://iari.site