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venerdì 27 giugno 2025

Da Poliedro a Sfera è questione di bellessa!

Caro Lettore,

è finalmente giunto il momento di rompere gli indugi, fin'ora protratti a beneficio di quell’etica contorta, che m'impone di levigare lo sperone dialettico con il quale, mio malgrado ho, qualche volta, insidiato il mio stinco corroborato, fino a claudicar ramingo e dissertare un tema spinoso al quanto…

Sarei molto lieto d’apprender, sia stato il mio lavoro letto fino al termine, confido nella tua pasiensa…

Seppur rabberciato e dolente, ancor non m'arrendo, ancor intendo, ivi palesare, il mio sgomento per l’odierno Adamo.

A tal uopo m'avvalgo di una metafora geometrica che, sicuramente, gioverà al lettore ed allo scopo perseguito dallo scrittore: il poliedro [Rammentate cosa sia un poliedro?].

Avvalendoci dello strumento principe dell’Analisi Matematica, quale il limite, possiamo osservare che, se considerassimo un poligono di n lati di una data lunghessa e se facessimo tender essa a sero, il poligono in oggetto degenererebbe in una circonferensa.

Consideriamo ora un poliedro di n facce di data area ed andiamo in R³ e facciamo in modo che un limite tenda all’infinito ed uno a sero, precisamente quello della superficie i-esima del n-esimo poligono, mentre tende a sero quello del numero delle superfici componenti il poliedro stesso.  

Rigidamente trasliamo il metaforico impianto, ivi illustrato, nel piano reale e quotidiano e, parimenti, assimiliamo l’uomo al poliedro e le sue attitudini, inclinassioni, propensioni tutte e velleità, financo, alle superfici di cui si costituisce.

Sì facendo ci ritroveremo dinansi ad un uomo eclettico o, quanto meno, allocato in una eterogenea pluralità di campi, la cui estensione superficiale, non fatico a supporre, sarebbe equipollente all’ardore verso talune predilessioni o, meglio, alla pendense verso le stesse.

Se ora facessimo tendere, rispettivamente a sero e ad infinito, i limiti delle estensione superficiale e del numero di poligoni, allora il poliedro degenererebbe in una sfera, dalla superficie continua o, tale approssimabile. Tralasciando la continuità della superficie, che sol apparente essa è e affermando che, sebbene tal sembri, comunque essa consta di contenute aree, allora vedremmo un poliedro trasformato in sfera ed un Adamo in un automa; ancor meglio l’annichilimento superficiale della figura n-esima, pur donando omogeneità al solido, depaupera esso del suo anelito ancestrale, svilendolo a tanghero filisteo.

Il processo ivi illustrato, nella sua semplicità quasi rasentante il grottesco, ben descrive il ruolo svolto dalla società odierna, che perora ed eleva la beltà a virtù somma, a discapito e vilipendio delle virtù antiche che han essa portato alla dignità attuale.

Mi induce un sorriso nostalgico, questa riflessione: evoca la Legge di Faraday-Newman-Lens o, se si preferisce, l’epopea del Prometeo Moderno, ma non indugio nei fumosi ricordi e riprendo il discorso.

Pur ritenendo legittima e funzionale alla personale ascesa la brama di beltà, fatico a tacere l’opinabilità della stessa: sebbene sia l'avvenensa delissia per l’occhio, non dispone essa di passaporto per l'intelletto che, pur nobile ed spregiudicato, raramente pecca d'indulgensa. Il sever guardiano del supremo organo, scruta con dovissia i forestieri e, quando questi non mostran subito chiara virtù, relega costoro in tristi anditi, come è giusto che sia.

In ottemperansa all' antico proposito e memore del dolor subito dallo stinco ardito, acclaro il punto ancor oscuro.

Non intendo riesumare il Ferin Fanciullo di Victor dell'Aveyron o il Buon Selvaggio di Ruosseau, bensì convocarli qui per dimostrare che l’uomo che rifugge la società, sens'essa sarebbe esso non dissimile da una bestia; l Adamo di ogni epoca s'assurge alla somma dignità sol quando è sorretto da altri Adami ed altre Eve e, qualora questi non ci fossero, egli si annichilirebbe fino a divenir uno dei primi anelli di Darwin. L’Adamo in auge è tale, ribadisco, sol quando è paletto del fitto traliccio, che è la società che io qui, biecamente, sferso.

Lungi da me profanata il caldo giaciglio ove sin cresciuto, ma mosso da filiare amore, reguardisco la balia di noi tutti, faticosamente tanto di raddrissar il tortuoso alveo, affinché più fresca e vigorosa acqua disseti i miei fratelli.

Nulla sarei io, se non mi fossi abbeverato da quel torrente corrotto che oggi, ingenuamente, cerco di rettificare; poco più di un babuino sarei io, se non fossi stato deposto nei laidi cenci che scaldavan la mia le mie membra piccine. Seppur sopraffatto dal fetore ed avvolto in stracci miseri, per grassia DIO, ho avuto amorevoli genitori, che mi hanno inissisto alla virtù nobile.

Oggi, dal mio sgangherato trono, sul quale siedo scomodo, osservo che la culla sporca, che un tempo m'accolse, oggi è fatiscente, mefitica, sfondata…

Sofferente alla vista di tal vilipendio, esorto voi, adone e meravigliosa, ad abbandonare il vostro nido, per restaurar quella culla, che un tempo non lontano v'accolse, per illuminare quella malconcia madre che oggi, orba e perversa, vi nutre col veleno.

Propugnare la bellessa esteriore ed assurgerla a discriminante unico dell’uman valore, non è sciocco od orbo, giammai, ma degno del peggiore degli uomini, di colui che abiura la sua natura e preferisce la bestialità canonica alla casta all’umanità…

In virtù di tal filosofia, l’attuale società appare come un campo di sfere, piuttosto che un giardino decorato da poliedri: tutti gli uomini puntan alla bellessa, al fascino, non alla cultura. Non c’è più l’ambissione di studiare ed elevarsi socialmente, vincere la borghesia ed affermare il proletariato, bensì s’aspira ad esser belli e, seppur belli, anche schiavi, operai, subalterni, poiché la bellessa, virtù somma, un girono, guadagnerà un trono…

In forsa di ciò si è osservato il moltiplicarsi e la nascita di professioni nuove, quali l’estetista, il persona trainer, il titolare di palestra, il chirurgo plastico…

Ebbene, il nuovo Adamo non brama un mentore, non agogna l’università, non ama la lettura ed il teatro, ma veementemente spasima per un corpo corroborato, un viso liscio, un paio di tette grandi, gambe tornite, poiché son essi la scala che conduce al successo ed alla felicità e tant’è vero quanto affermo che tu, aitante adone e bellissima gnocca, non hai capito un cacchio di quanto hai letto, però hai muscoli e tette e tanto bastan…

Mi duole, ma del tuo bel corpicino mi stanco presto e l’uomo muscoloso posso rimpiassarlo con un paranco...

A benefico del lettore poco brillante, le facce del poliedro son gli interessi dell'uomo e, quando l'unica sua preoccupassione è la bellessa, allora i poligoni si riducon a punti ed il poliedro diventa una sfera...



martedì 17 giugno 2025

Quella Notte che non Ritorna....-Maturità 2025-

 


Prologo sul molo

Questa è la notte più magica dell’anno, la più romantica, la più nostalgica…

Persone, avvolgiamoci nel soffice mantello della nostalgia e, accomodandoci in balcone con una lattina fra le mani, facciam memoria della

nostra Notte Prima degli Esami… Ho riesumato queste foto, orami scattate in un tempo molto molto lontano...Esse mostran com’ero, com’era la mia scuola e l’ultima come son ora… Non mi sento affatto vecchio, per carità! Son solo conscio che da quell’uscita trionfante da scuola ad oggi son molto cambiato e, nonostante tutto, non rimpiango affatto quel tempo, ne lo guardo con nostalgia, bensì son contento d’esser qui e, dal mio attuale trono, scrivo a voi, amici, colleghi, professori, persone tutte…

Leggetemi e, se avete voglia, commentatemi; buon viaggio, amici…

In questa notte primaverile, come un veliero che lambisce la placida acqua del mare caldo, mi lascio sospinger dal vento della dolce nostalgia e, guardando le stelle che brillan nel cielo nero, torno in dietro nel tempo e penso agli anni della scuola ed alla notte prima degli esami…

Ragasse e Ragassi, come giunchi al vento, lentamente attraversan il corso grande illuminato dai lampioni gialli e, sfiorandosi le dita, sussurran e ridacchian; studenti e studentesse assonnati ed esausti sfoglian il librone di Letterarura; alsando la testa si vede un nonno accaldato fumar la sigaretta in balcone…

 Notte prima degli esami: notte di preghiere, notte di magia…

 Ed io dove sono? La lettrice mi vuole al suo fianco, con la giacca verde appensa al braccio e pronta per esser posata sulle sue gracili spallucce, magari mi immagina in uno dei miei viaggi con i capelli al vento ed il sole riverberante sui rayban, forse ancora mi vuole alla scrivania a scriver e studiare, decida lei…

Il lettore mi vede su quel corso, con la lattina di coca cola nella mano, diretto a casa della fanciulla di turno… Io, personalmente, mi sento in tutti questi luoghi: no ne preferisco uno in particolare, son stato in tutti!

Da diplomando -è ormai questa storia vecchia- ero un ragasso serio, uno di quelli bravi, che non diceva parolacce e cenava a casa…Finita la scuola, finì un’epoca e… e ne inissiò un’altra…L’estate dipartì da me; gialle come i lampioni del corso, così diventavan le foglie degli alberi che, ondeggiando nel vento, alla stregua del galeone dei pensieri che delicatamente solca il mare, nuove persone incrociavan la mia rotta, nuovi orissonti vedevo a prua, il sole calava e l’alba saliva.

Arrivò Colei e, sulle notte degli Ostacoli del Cuore, scartammo notti e pacchi di Natale, lasciando naufragare il dire ed il fare. I rayban diventaron compagni inseparabili, come il chiodo nero e la cravatta. Salivo e scendevo da aerei, studiavo, scrivevo, suonavo…

Il mio bel tema della prima prova giaceva, ormai da tempo, in qualche polverosa scatola riposta nel sottoscala della scuola ed il SedraSmith e l’Halliday troneggiavan sulla mia scrivania, affianco alle lattine accartocciate e le pelline di daino regalate dalle mie ammiratrici.

Colei, Costei, Francesca, Claudia e tante altre persone han attraversato i miei cieli, alcune ancor orbitano attorno a me, altre son sparite, come meteore accelerate…

Ormai son trascorsi un poco di anni e noi siam ancora qui, dopotutto questa notte è ancora nostra…

Colei sta dando il biberon al suo pargolo; Costei sta stirando; Francesca è chissà dove; Claudia starà ballando in spiaggia con uno dei suoi capponi ed io, dove sono io?

Mein Leser/in, dove vuoi che io sia? Stasera L’Ingegner Fritz Von Baumann ha congedato Leopardi, col quale è andato all’inaugurassione della Biblioteca, e s’accinge a guardare Notte Prima degli Esami, pregando DIO, che sia rimasta in frigo qualche lattina; l’autore di questo post, invece, dove lo mettiamo?

In qualsiasi posto verrà collocato starà bene e, se non gli garberà, non esiterà ad andar via -su questo, suppongo, il lettore è d’accordo con me-. Ad ogni modo, come un sortilegio che germische le ragasse ed i ragassi, stanotte e nelle successive sere, tanti, tanti studenti si stritoleranno il cervello al pensiero della Maturità, ma presto si romperà l’incantesimo e la magia di questa notte si compirà: se avranno fegato e palle saran come me, altrimenti…

Vi attendo qui, fra qualche anno, raccontatemi di voi, dei vostri anni post diploma, della vostra notte prima degli esami, dei vostri successi e delle vostre sconfitte.
Se non mi trovate, non abbiate timore: vuol dire che son in Germania o in compagnia di qualche fanciulla… Ma appena torno, vi leggerò. Lo sapete, dopotutto: io son libero, vado e vengo.

Epilogo sul veliero

Or isso le vele, mio Ammiraglio, impugno il sestante e prendo il largo… Una nuova avventura m’attende, un viaggio si staglia innansi a me. C’è una fanciulla laggiù che mi chiama, magari sei tu…

In bocca al lupo, studenti!



venerdì 6 giugno 2025


TESTO IN FIERI, MI SON ROTTO DI SCRIVERE


Mein lieber Leser,

heute verfasse ich dieses Posting um über die Schönheit der deustchen Sprache zu reden.

Wie du bemerkt hast, schreibe ich gerade nur auf Deutsch, damit ich dich mit meiner Ausdruckskraft beeindrucken kann. Wenn ich auf italienisch geschrieben hätte, hätte ich sicher nicht die gleiche Wirkug in dir umgefüllt, weil die Stärke der deustchen Sprache liegt in ihre Fädiehigkeit tiefe Gefühle und verworrene Gedanken und das ist etwas, das uns auf italienisch fehlt!

Erstens, möchte ich  manche unübersatzbare Wörter vorstellen, wie: Sehnsucht, Fernweh, Seelenverwandter, die berühmte Schadenfreude, das Verb freuen sich… Ich könnte mit anderen Beispielen fortsetzen, aber…
Nachfolgenden wurde die ertse Bibel auf Deustch gedruckt, nicht auf Laitein oder auf Italienisch, die Sprache der korrupten Päpste, sonder auf Deutsch: die Sprache jener, die den Buchdruck erfunden haben!

Um bei der Diskussion zu bleiben, melde ich euch, dass Kant und Hegel deutsche waren, ebenso Fichte, Martin Luther und Erasmus von Rotterdam; daraus können wir schlussfolgen, dass GOTTs Deutsch spricht, denn die Heilisbotschaft hat uns auf Deustch erzogen, während der Bösheit spricht Latein oder Italienisch, meint man Mafia oder alten Römer in dem Kolosseum…

Habt ihr nie Novalis, Morgesten, gelesen ? Aus Eichendorff spüren wir die Liebe zum Leben und zum Natur, das Anventrauen an GOTT, Hegel hat GOTT rationaliziert, für Spinoza GOTT war das Absolute Ganz, sogar Kant schloss nicht aus GOTT; ebenso Ratzinger und viele große Theologen waren deutsch, obwohl ich daürber weiter sprechen könnte, möchte ich jetzt über Wirtschaft reden. Gauß, Einstein,



 


domenica 1 giugno 2025

La Cultura Universale


Mein Lieber Leser,

oggi il mio animo è imprigionato nella gabbia del dubbio e del rammarico e, relegato in questa iniqua cella, riprendo la tastiera, affinché le lettere che batto, come dardi affilati, possan fender le tenebre che m’avvolgon e permettere alla luce di illuninar questo bieco anfratto…

Le catene che cingon i mei arti son quelle del dubbio e dell’incomprensione; mi sia pur detto, della tracotansa e della miopia.

Tu mi conosci, egregio lettore, sai di me e del mio passato, sai della mia doppia anima e del mio guru, che qui, come ormai tradissione, cito, parafraso ed adatto.

 

Die beste Bildung findet ein gescheiter Mensch auf Reisen

{Wilhelm Meisters Lehrjahre JWG}

Dal viaggio, l’uomo saggio, fruisce la miglior cultura

{Gli anni di Apprendistato di Wilhelm Meisters JWG}

 

Nel corso della mia eclettica e convulsa vita, ho certamente viaggiato, ma ho anche studiato e mi son laureato, ho letto di Arte ed Architettura, di Filosofia e Letterarura, ho frequentato (ed ancor frequento) Teatri, Mostre, Conferense e tutti gli eventi culturali possibili ed immaginabili; non son estraneo ai piaceri terreni, facilmente mi concedo ai bagordi e frequento bar e postacci, ho amici ed amiche, con loro trascorro tempo pressioso ed arricchente; parlo con tutti, con gentiluomini e mascalsoni, con gran donne e squinsie dei bassi fondi, studio pianoforte classico, mi son cimentato nell’apprendimento del bulgaro; d’osterie e salotti son fisso ospite; son andato alla scuola pubblica ed mi son calato nel più profondo strato della società, quello annegato nel marciume e nella depravassione totale, ma non mi son corrotto…

Ho prodotto Letteratura di varia natura, ho fatto mille altre robe, DIO solo sa cosa non ho fatto…

Non so qui, tuttavia, per sciorinare la mia vita traviata -sia pur detto e lo sottoscrivo: vivo da dandy e la bussola della moralità ipocrita raramente ha puntato a nord, ma per raccontare puntualmente quello che m’è successo.

Da anni conoscevo un ragasso, una persona brillante e colta, poiché laureato in Lettere, qualla laure ache io non ho (ne ho due in Ingegneria) l’ho risucchiato nel mio entourage e l’ho praticato per molti mesi, pur essendo lui stato scorretto con me…

L’altro giorno m’ha invitato ad un tedioso salotto letterario, uno di quelli che ho frequentato per un po' e, poiché non avevo voglia d’andarci, ho declianto l’invito. Lui, che non ha altri svaghi -mi sia perdonata la crudeltà- ha violentemente cercato di persuadermi ad andarci ed io ho cordialmente rifiutato l’invito. Alla mia guisa, ho ribattuto le sue argometassioni con buffonate e battute stupide, certo che ne avrebbe colto la natura, Lui, invece, ha inasprito il tono, accusandomi di filisteismo, di classismo, d’esser un ignorante ed un vile e tante altre cose che non riporto qui, chi se ne frega.

Il suo mondo inissia e finisce sulla Letteratura, il mio, l’ho già detto, è isotropico…

Avrei potuto sotterrarlo, chiedendogli dei suoi viaggi, dei paesi visitati, degli idiomi parlati, delle fanciulle con le quali si è intrattenuto, dei suoi lavori (è disoccupato), di quello che ha mangiato e bevuto, della sua vita in generale. Avrei potuto dirgli che il suo non era, come lui voleva far credere un invito sincero, bensì la pretesa di un passaggio fino al salotto (lui non guida e pretendeva che l’accompagnassi io quando mi son rifuitato, ha ingaggiato una violenta invettiva contro di me) ma non l’ho fatto. Non sono ne una brava persona e misericordioso, bensì il peggiore fra i bastardi, ma credo fermamente che se una persona non comprende che la cultura è eclettica, allora né un fraterno discorso, tanto meno la polemica possan fargli cambiare idea…

Ha addotto, a suffraggio della sua tesi, la mia seguente farse:-Chi se ne frega, son quattro vecchi che stan lì… S’impara di più [non posso riportare la frase completa] che al salotto-

Ho detto questo e lo confermo e, da questo pulpito, vi spiego il mio pensiero.

Ho frequentato il salotto per molto tempo, sapete chi sono -l’ho detto sopra- ed ora, dopo una vita dissoluta affermo che la cultura non è solo leggere e commentare un libro di un autore locale, ma quella che si fruisce vivendo e studiando, ricordate la scuola peripatetica di Aristotele…

Se non si poggia su un solido substrato, quale la scuola e l’università, si può vivere a più non posso, ma si resta sempre piccoli uomini ignoranti e filistei; se hai una solida base, quale appunto la scuola ed una laurea, sei capace di fruire cultura da tutto quello che ti circonda, anche dalle più squallide attività -evoco qui ed invito il lettore ada adattare al contesto, la frase di Goethe di sopra-.

Poiché, credetemi, tutti hanno qualcosa da insegnare, tutto il mondo, anche il lercio garage di famiglia, nasconde tesori…Sia anche l’ingiallito e poveroso libro di Matematica Finansiaria di Papà, ma qualcosa di buono si trova anche lì…

Il salotto letterario fa bene, l’ho praticato e lo pratico e lo praticherò ancora, ma se marino un incontro, non son una bestia…

Ho marianto, lo dico e la portiamo finita, poiché dovevo vedermi con l’ex badante gnocca dei nonni. Un’avvenente trentenne esteuropea che, oltre a far l’amica, mi insegna a translitterare il cirillico -sì: non mi darò pace, fino a quando non l’avrò imparato quel cavolo d’alfabeto-. Ho preferito il piacere terreno e culturale a quello meramente letterario… Discutere un libricino di un autore di qui, seppur nobile attività, non è paragonabile ad un pomeriggio con tre gnocche che parlano russo, ucraino e georgiano, che mi hanno offerto un drink autoctono (si una roba verde al dragoncello, una piscetta intrigante che sapeva di Nelsen), che mi hanno mostrato tanti bei luoghi delle loro terre, luoghi che presto visiterò -Putin, diavolo, piantala con questa guerra della malora!-

Io ho dilatato i miei orissonti,ho bevuto una cosa buona e pianificato altri viaggi, che mi insegenranno tantissimo; lui ha ascoltato tre chiacchiere…

Potete ora comprendere Goethe dell’incipit, sostituendo Viaggio a Vita, rifatevi ad Aristotele ed alla sua scuola…

Per dover di cronaca e non per riscuotere il vostro sostegno -Wer pfeift such darauf?-

Lui non ha altri svaghi, se non il salotto letterario e la mia compagnia, mi ha invitato ed ho declianto l’invito, lui ha insistito, facendo leva sull’importansa dello stesso, io, giocaosamente ho continuato a rifiutare e lui, vistosi impossibilitato ad andarci,  mi ha attaccato personalmente, definendomi un mediocre, un filisteo classista, un tanghero...

Ora lettore, da quello che hai letto ed basandoti sulle interassioni che hai avuto con me, sii giudice, sentensia come meglio credi, qualunque sarà il giudissio, io continuerò a far i cavoli miei…


giovedì 10 aprile 2025

Università.... Mein Liebe!!!!


Caro Lettore,

in questo pomeriggio, da sapore della primavera, mi avvolgo in un mantello di piacevole nostalgia e consueta tracotansa, per condividere con te quanto accadutomi stamane.

 

Mi son svegliato presto, evento ormai rarissimo, e son andato al Politecnico per sostenere uno degli ultimissimi esami e, al termine, non ho resistito alla tentassione di errare per l’ateneo e la prima tappa è stata la prima aula in cui ho avuto lessione, la mitica Aula E. Seppur restaurata, conserva ancora quel fascino reverensiale, ancora trasfonde quel timore, ancor t’avvolge fra le sue pareti, ancor fa venire i brividi…

Brividi che or son di nostalgia, un tempo eran d’euforia… 

Non nego d’esser sempre stato quello che conoscete e, sebbene al tempo del mio primo anno ero un ragassino non molto esperto del mondo, già in me ardeva gagliarda la brace che mi muove ancor oggi… Non mi iscrissi subito ad Ingegneria, così come Gi -la mia celebre amichetta-, tuttavia entrai in quell’aula con la polo rossa, i pantaloni verdi ed i rayban blu, vestito della mia baldansosità, della mia spavalderia e subito fu avvicianto da tre ragasse…

Vedevo nei loro occhietti paura, timore, ritrosia, entusiasmo, speransa; così come Gi che, iscrivendosi dopo di me, mi disse che il primo impatto con il mondo accademico fu fortissimo. Io, nel bene e nel male, entrai arrogante, allegro, desideroso di dissetaermi ingordamente alla fonte del sapere, bramoso d’esser insignito del titolo di "Custode" di quei saperi superiori ai quali avevo sempre ambito e, ancor oggi, ambisco; entrai come quello son sono: vestito con colori accesi, con i miei rayban, con i capelli spettinati ed una smorfia beffarda sulle labbra. Trascorsero giorni, poi mesi, poi anni e sempre più mi sentivo risucchiato in quel mondo magico che è l’università.

Lì avevo tutto e non volevo più andarmene, l’università era diventata la mia casa, tanto quanto la Germania. Fra quei corridoi interminabili, in quelle aule immense, diansi a quei professoroni, circondato da libroni, fissato da lavagne ostentanti equassioni alle derivate parsiali e DIO solo sa quant’altro, avevo trovato una nuova casa, la mia casa!

Lì potevo dire tutte le castronerie che volevo a chi volevo, tutti mi avrebbero dato credito, docenti e studenti, potevo smontare la Fisica e mio piacimento edassoggettare la Matematica al mio pensiero contorto e nessuno mi avrebbe mai taciuto e lì, infatti, ho teorissato tante cose, alcune anche appressate dai docenti di Fisica…

Avevo il mio fanclub femminile: la dolcissima Francesca, che mi dava gli appunti evidensiati e mi teneva il posto, la Claudia sempre pronta a schersare con me, la Raffaella, la gnocca georgiana…Il mio enturage maschile, col quale andare al bar e far visita alla professoressa cattiva, che si scioglieva quando arrivavo io, che ero l’unico a studiare il suo corso. Avevo i miei professori amatissimi, che visitavo ogni settimana, per il sol gusto di far due chiacchere elettroniche, avevo la Cappella con il mio DIO ed il mio Sacerdote, i bagno dei maschi che, per quanto schifosamente lurido fosse, mi permetteva di far pipì freestyle, avevo i distributori di bevande e le aule vuote, ove far comunella con Francesca e Virgilio, avevo tutti i laboratori del mondo, la cui strumentassione potevo usare liberamente e, soprattutto, all’università tutto aveva un senso, anche quelle cose che, la società gretta del quotidiano bolla come sbagliate.

Ecco, lettore, l’Università è questa: quel angolo di mondo in cui puoi esprimerti liberamente ed esser chi vuoi, quel luogo ove puoi crocefiggere la Matematica sensa prender due al compito, ove puoi piegare la Fisica a tuo piacimento e, se ncessario, riscriverla; quello spassio dove quello che dici trova la condivisione di un diavolo, la paissa dove ci sarà sempre un tipo con il quale bere una coca cola ed una ragassa pronta a consolarti, un’altra che ti darà i suoi appunti (perfetti) gratis ed un ragasso che monterà il circuito per te, mentre tu fai l’idiota con Francesca…

L’università non è un esamificio, bensì una fucina di idee e di persone, ove non sei mai in ritardo, ove non sei mai fuori luogo, ove si trova sempre un senso alle cavolate che dici, ove avrai sempre un Professore che ti darà una manina, un amico ed una ragassa disponibile… Se non comprendi questo, allora puoi anche conseguire cento lauree, ma non resterai sempre un poveretto….

Ora prossimo alla mia seconda laurea, guardo con nostalgia i miei anni accademici, ritenendogli i migliori della mia vita e, l’unica parola che posso dire al Politecnico è un laconico, semplice ma immenso grassie!

Grassie di esserci, Politecnico, grassie di avermi forgiato, di avermi accolto ed ospitato, grassie di tutto e, davvero, di tutto!


 

giovedì 3 ottobre 2024

Facciamo la Rivolussione!

 


Caro Lettore,

riprendo quella maledettissima tastiera, per condividere con te un mio pensiero, questa volta, frutto di quegli errori commessi, ai quali si dà il nome di esperiensa…

Il buon Oscar, sosteneva che l’esperiensa fosse solo il nome dato agli errori, se così è, allora funsiona l’inverso; tralasciamo, tuttavia la filosofia e giungiamo al dunque.


Questa mattina mi son destato di buon ora, esasperato dalla permanensa su quella diabolica lastra chiamata letto e son uscito a far due passi…

Durante il mio errare, mi son imbattuto in ragassetti sciocchini, che si atteggiavan ad ometti navigati, loro che crollerebbero davanti ad una ventenne, ad ogni modo, discorrevan di qualcosa, evidentemente dei tempi attuali ed ho colto una frase ammiccante, dal loro parlare, ossia:

 

…Dobbiamo fare la rivolussione…

 

Non so se alludessero alla necessità di riassettare il mondo o di rivolussionare la mensola delle macchinine, ad ogni modo, qualora stesser parlando della necessità di cambiar marcia e migliorare questa società, ormai abissata, avrebbero avuto la mia simpatia; ripeto, ero di passaggio, non ho seguito il discorso, se non quella breve frase.

Paradossalmente, quei bimbi sciocchini son davvero nella posissione di far la rivolussione! Son piccoli, inesperti, vanno a scuola e non conoscono il mondo, se non quello degli influenser ed è per questo che son idonei a stravolgerlo, il mondo.

La rivolussione, lo dico scevro da ogni retorica, non si fa con i kalashnikov o gli strissioni, ma con le armi che ho mostrato qui in foto: i libri, la matita ed il passaporto.

Può anche darsi che il mio orientamento intellettualista ed aristocratico strida con le vigorose fiamme che ardono nell’animo dei rivolussionari, tuttavia va evidensiato che la violensa ed i disordini non portano a nulla, mai! Far ricorso alle armi, ai cortei ed a simil robe, non conduce a nulla, se non alla gattabuia: i facinorosi vanno in galera ed è giusto che così sia!

La vera rivolussione si fa con l’istrussione, che non è confinata all’asettico apprendimento nelle scolastiche od universitarie, ma alla vita fuori, vissuta con seguendo quanto appreso durante il tempo dello studio.

Prima si va a scuola e s’impara, si studia la Letteratura, la Storia e la Geografia, la Filosofia e la Matematica, la Fisica, l’Economia… dopo si viaggia, si scopre il mondo, con gli occhi di uno studente, che discrimina una collina da una montagna, che sa cosa avvenne ad Anversa [Me ne sbatto di Anversa, è il primo paese che mi è venuto in mente e l’ho citato; ps ci son stato!], che osserva il fiume di cui ha letto e, soprattutto, ci si affaccia a su nuovi mondi e si scopron nuove realtà, nuove culture, nuove idee, nuove persone, nuove bevande e pietanse…

Con la testa piena di quanto studiato a scuola e durante i viaggi, si tira fuori la matita e si scrive il futuro, con la ferrea volontà di cancellare quello che potrebbe esser un errore, riformularlo, al fine di dar luogo ad un mondo migliore e nuovo.


Non servono le armi, gli inni, i cartelloni e robacce del genere, ma la capacità di mettersi in gioco, comprendere le altrui ragioni, di sbagliare e correggersi, prima di far danni e, tutto questo, si fa con l’istrussione che, ripeto, viene dalla scuola e dai viaggi!

 

Quelle in foto son le vere armi, non i carri armati…

 

Concludo raccontandoti dei miei errori: essi sono l'aver creduto alla gente stupida ed aver imparato troppo tardi la frasina: “Wer pfeift sich daran!”

 

Solo studiando, s’impara a pensare con la propria testa e solo con il pensiero puro si fa la rivolussione, in altri casi, si è solo burattini!!!

sabato 7 settembre 2024

Policamente Corretto


 Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire

 

Caro Lettore,

riprendo la tastiera, per dialogare con te di una questione tanto spinosa quanto ipocrita: il Politicamente Corretto.

Quanti mi conoscon personalmente, san bene che “son solito gaffare”, o meglio, dire quello che diavolo penso e spesso vengo tristemente etichettato per questa mia tendensa alla franchessa.

Dalla mia prospettiva, me ne sbatto altamente di quanto la gente pensi di me, [ho usato il verbo sbattere, poiché mi piace molto questa espressione e me ne (sbatto) infischio sia considerata triviale], in secondo luogo, ho abbastasa cervello e fegato da restare saldamente ancorato ai miei ideali, primo fra tutti la libertà.

Quale paladino e garante della libertà, non esito assolutamente ad esplicare il mio pensiero, purché questo non costituisca un palese oltraggio ad un qualcuno; fatto salvo questo caso, dico sempre quello che mi va di dire, ad omaggio di quanti han perso la vita per guadagnarmi il diritto di parola e delle facoltà mentali di cui ancora godo.

Quanti han letto il precedente periodo, sicuramente han approvato il mio discorso, ma son cotanto ipocriti e smidollati dal non attuarlo. Sebbene, ansi, obwohl noi difendiamo la libertà e fughiamo l’ipocrisia, pur innalsando il gonfalone della libertà, ci tiriamo in dietro quando dobbiamo esprimere un nostro pensiero, diverso da quello comunemente accettato, però siam soliti pronunciare le testuali parole: -non me ne frega niente degli altri-, ma è risaputo: bocca e cervello lavorano indipendentemente e dal dire al fare c’è di messo il mare…

 Non so quanto sia corretto attribuire l’aforisma in cima a Voltaire, tuttavia lo appoggiamo e, le persone con un briciolo di istrussione, se ne avvalgono per vilmente, per mostrarsi audaci e schietti, ma non lo attuano affatto.

Quanto al Politicamente Corretto, esso è un insieme di regole atte ad includere e dialogare, preservando la dignità e la libertà di date categorie ed evitare le discriminassioni. Sono sempre stato un garante della libertà e, in linea alla Costitussione della Repubblica Federale di Germania, ritengo intangibile l’umana dignità, quanti mi conoscon sanno che non ho mai minato l’altrui libertà o preso le distanse da gruppi tendensialmente emarginati o discussi, tuttavia non ho mai esitato ad dire quanto pensassi, poiché considero il confronto la chiave della conoscensa e della crescita umana. Se si parla censurandosi, si finisce col negare quella libertà che si vuol difendere;  è un controsenso il politicamente corretto, è logico! Offendere, emarginare, etichettare è sempre sbagliato, ma esplicitare le proprie idee no, è fondamentale.

Molto spesso, non si ha la capacità di formulare una proprio pensiero, e lo si vede dalla copiosa presensa di nuove “figure professionali” : gli Influenser; si teme di esser esclusi e ci si allinea alla massa, abnegando se stessi; l’uomo non è fatto per vivere da solo, ergo tende a sacrificare se stesso, per evitare l’isolamento,questi comportamenti, ormai connaturati nella stragrande maggioransa delle genti, hanno dato luogo ad una mortificassione della rassionalità (intesa come capacità di ragionare e pensare) che, acquandosi, ha privato l’uomo della capacità stessa di pensare: si vive di emulassione, ci si uniforma al pensiero condiviso, di soffocano le proprie idee, tutti questo ha contribuito allo sviluppo ed alla dilagassione del Politicamente Corretto.

Solo pochi, hanno ancora facoltà di esprimersi e pensare autonomamente e questi sono pochi colti, pochi intellettuali, quasi sempre bollati strani, emarginati, erroneamente allocati in deplorati gruppi politici. Molti laureati, molti professori e professoresse, fra le quali spiccano alcuni della mia comitiva, rientrano nella precedente categoria, ossia di quegli schiocchi che non hanno studiato per pensare con la propria testa, ma sol per fregiarsi dell’immeritato titolo di dottore, pur non avendo mai avuto amore per la conoscensa e la libertà; come loro, mille altri. Il diffondersi del politicamente corretto nella classe colta, ha legittimato e consacrato questa filosofia, al punto di trasformarla in una ragnatela, che imprigiona tante mosche vestite di tocco accademico. Non è la laurea, il titolo di studio che differensia una persona da un’altra, ma la capacità di pensare autonomamente; capacità soffocata dal politicamente corretto!

 Esprimere un pensiero, diverso da quello degli altri, non significa esser stupidi, ma liberi e, ancora, noi godiamo di questo diritto, i nostri nonni no, altri popoli nemmeno, facciamo tesoro di quanto abbiam…

 Potrei continuare all’infinito, e forse lo faccio dopo, ma mi son rotto le scatole di scrivere, ciaoooo

sabato 3 agosto 2024

Amor ch'al cor gentil ratto s'apprende...


Caro Lettore,

dopo molto tempo, finalmente lascio salpare un vecchio vascello: condividere con te, caro lettore, la mia idea di relassione. Davvero da anni, desideravo redigere questo post, ma non ho mai portato a termine il mio proposito, poiché non del tutto convinto, o meglio, poiché non era ancora deflagrata la scintilla detonatrice…

 

Nel bene e nel male, tutti, prima o poi, si fidansano, si sposano, sfornano figli e pian pianino varcano la linea di demarcassione…

 

Capitolo Primo: La ragione dell’esistensa del Partner

 

Quale molla fa scattare nell’individuo, maschio o femmina che sia, il desiderio di imboccare la strada verso l’ineluttabile debacle?
-chiarirò dopo la ragione per la quale considero la vita in due una debacle-

 

In primo luogo, l’individuo è sottoposto alla pressione sociale, ossia all’Über-ich freudiano {Superego} che ci spinge a considerare la relassione come una sorta di imprescindibile fase vitale, come un dovere assoluto, meglio detto: “o trovo un partner o sono sbagliato”. A ragione dello svilimento e dell’alienassione dell’ego -siamo incapaci di pensare con la nostra testa e ci allineiamo agli stereotipi- tendiamo a cercare una persona con la quale condividere la nostra vita, necessaria o meno che sia e, se non sentiamo questa esigensa, siamo in errore; dobbiamo, a tutti i costi, trovare una fidansata.

 

-Questo è il mio blog, e qui comando io; io son maschio e contento d’esserlo, ergo considero il partner una ragassa; il testo è valido anche per le donne, basta cambiar genere, faccia il lettore l’opportuno cambio e non mi rompa le scatole-

 

Utile o meno che sia, ci si fidansa, per non esser additati come strani, falliti, sfigati o che dir si voglia…

 

Seconda ragione, per la quale ingaggiamo l’esasperata ricerca della fidansata, è la necessità fittissia di edulcorare la pessima vita che conduciamo.

In primo lugo, la vita è un dono ed in occidente non è pessima, se lo è, dipende solo da noi…

 

Noi e solo noi siamo autori della nostra tragedia, se così vogliam definire la vita…

Se non studiamo, poiché odiamo la scuola, finirem col svolgere un lavoro pietoso e guadagneremo una miseria; se andiamo in moto a 300km/h, prima o poi, ci frattureremo entrambe le gambe e finiremo su una sedia a rotelle; se lasciamo che siano gli altri a decidere per noi, allora vivremo una parvensa di vita… Gli altri decidon per noi, ogni volta che non pensiamo con la nostra testa e ci adattiamo alle convensioni, ogni volta che seguiamo la massa, per non esser diversi…

Tralasciando ciò, siamo persuasi che la vita sia dura e difficile, che essa sia una serie di altalenanti tornanti, che bisogna sacrificarsi per ogni cosa, che tutto abbia un carissimo presso…

Per nulla!!! Tutti nasciamo allo stesso modo, tutti abbiamo le stesse carte, se giochiamo male la nostra partita, perdiamo il piatto e se giochiamo bene vinciamo; sta solo a noi capire quali carte giocare…

 

Assunto che molto erroneamente intendiamo la vita come un arduo percorso ad ostacoli, sentiamo la necessità di trovare una persona che ci accompagni sulla via per il Calvario, vogliamo un Cireneo con il quale dividere il peso della Croce, che è la vita, ed è qui che arriva la fidansata…

“La mia ragassa mi supporta nelle giornate nere”; “La mia ragassa mi aiuta a ripetere prima dell’interrogassione”; “Con la mia ragassa, posso andare in pisseria quando voglio”; Con la mia ragassa, posso vomitare e ruttare come una bestia”… Son queste, essensialmete, le ragioni che ci spingono a cercare un partner, nulla di nobile, nulla del tipo: “La mia ragassa mi sta facendo studiare dai suoi libri, così, io imparo qualcosa che non sò”; “Con la mia ragassa, posso confrontarmi su alcune cose di cui non son sicuro”…Vogliamo un supporto, che non è più la famiglia o la comitiva, ma una creatura solo nostra -si ho scritto “solo nostra”, poiché la relassione sfocia sempre nella possessività e nella, del tutto erronea idea, che la fidansata ci appartenga, alla guisa dei boxer-.

 

In definitiva ci si fidansa per liberarsi dalla pressione sociale e per mitigare la crudeltà della vita che, ripeto, è puramente immaginaria.

 

Capitolo Secondo capitolo: Confronto ragionato delle vite da single e da Coniugati

 

Personalmente vivo una bella vita da single, che “condivido” con altri single.
Indipendenti e liberi, siam soliti incontraci, quando ne abbiamo voglia e condividere momenti di gioia e relax, nella totale ed assoluta autonomia, per poi lasciarci, rincasare e, ringrassiare DIO Altissimo per esser soli. Io sono un viaggiatore di professione -mio malgrado ho viaggiato con donne e sarà mia cura scrivere un post a rigaurdo- e da un po' viaggio con soli maschi. Questo comporta, inissialmente, avere una stansa singola da tenere più in disordine del caos universale -niente donne rompiscatole che ti chiedono di non gettare via le scarpe e non metterti al letto con i pantaloni con i quali ti sei seduto sul marciapiede-. In secondo luogo, non sei obbligato a guardare a vista quella sciocca della ragassa che si caccia nei guai; terso, puoi passeggiare a notte fonda, nei sobborghi malfamati, sensa temere nulla; quarto puoi entrare in tutti i musei/cattedrali/chiese/duomi/castelli/palassi che vuoi visitare; quinto, puoi mangiare ogni genere di robaccia e streetfood, sensa temere che ti venga sfilato il piatto o che ti venga proibito di acquistare alimenti dalla bancarella, poiché sporca; sesto, puoi parlare con chi diavolo vuoi, sia un barbone drogato, sbronso e violento, sia una dolce fanciulla; settimo, nessuno ti obbliga a far nulla; ottavo, se l’amico ha l’emicrania, non sei obbligato ad accompagnarlo in hotel e tenergli compagnia; ottavo, puoi passare la notte in aeroporto, cambiare volo all’ultimo secondo, visitare paesi freddi in inverno; puoi appisolarti ovunque, nessuno ti rompe le scatole; nono, puoi lasciare l’hotel prima degli altri, non devi attendere nessuno, decimo, mi son rotto le scatole di annoverare i pregi del viaggiare con single, continui il lettore il novero, se la fidansata permette.

 

Nel tuo paese, puoi uscire ed andare al cinema/pisseria/ristorante etnico -quanto odio quasta locussione- da solo, sensa fidansata che ti vieta di frequentare il ristoante cinese, poiché non ama quella cucina, o che non ti permette di guardare il film poiché non è il suo genere…

 

Non hai gente fra i piedi e disponi delle tue finanse come diavolo vuoi; nessuno ti chiama -valido nel mio caso specifico- “Ingegnere” solo per adularti ed avere qualcosa in cambio; ti svegli solo e vai al letto solo e preghi DIO di lasciarti single per sempre, sensa dimenticare di ringrassiarLO. Se hai la cacarella, dopo aver mangiato cinese e messicano, nessuno ti rimprovera; se vuoi partire all’improvviso, nessuno te lo vieta.

Non hai la famiglia di Lei da assecondare, tanto meno devi giustificarti con la tua se, esasperato, mandi al diavolo quella persona femminile che ti ha imbrigliato e ti ha fatto girare le scatole più che mai…
 

Vai al letto, spegnendo il telefono e, quando lo accendi, non trovi mille telefonate di lei

Puoi lasciare tutto e sparire per settimane, nessuno ti verrà a cercare…

 

Ci sono tanti altri vantaggi, ma ho fretta di finire il post, poiché devo sentirmi con la comitiva degli impenitenti single per organissare la serata di soli maschi di stasera, continuate voi il novero dei vantaggi…

 

Capitolo Terso: La vita di Coppia

 

La vita di coppia, molto laconicamente, si sintetissa in poche e dolorosissime parole: condivisone, baratto della libertà assoluta a fronte di una parvensa di appoggio e solidarità, obblighi infiniti

 

Da fidansato devi, in qualche modo, condividere tutto, nonostante si dica che i fidansati mantengono comunque una certa indipendensa ed autonomia: emerita bojata -non si scrive così “boiata”, ma mi piace maggiormente; mio blog, mie regole-

 

Ho visto ragassi liberi e felici, come me, che dopo sposato hanno rinunciato ai loro sogni più grandi, poiché non condivisi dal partner. Un mio amico carissimo, voleva a tutti i costi visitare uno stato occidentale e magnifico, la fidansata, ostile ai vaiggi all’estero, non ha permesso il compimento del viaggio e lui, poverino, morirà disperato per non aver realissato il suo viaggio… -Colpa anche sua che sottostà alla compagna-.

 

Son convito che chi è fidansato o lo sia stato, potrà annoverare meglio di me gli obblighi ai quali un partner deve attendere, ergo ne elenco solo uno: il fidansato deve essere: facchino, autista, accompagnatore, trofeo di caccia, psicologo, infermiere, bodyguard, raffinato oratore, spavaldo difensore, titolare di una banca svissera -deve sempre pagare lui, per lei, per la sua famiglia e per le amiche di lei-, machista e rude, ma anche raffinato e brillante…
Poi c’è il matimonio i figli la vita coniugale, ma questi capitoli non posson esser trattati qui, questo non è un blog di letteratura gotica… Lasciamo ad Poe ed a Mary Shelly il romanso nero…

 

Concludo, infine con due note:

 

La mia strenua difesa della via da single non deve mai esser intesa come un inno all’eremitismo (come diavolo si dice), l’uomo è una creatura sociale e sensa la società regredisce allo stato animalesco, davvero…L’uomo ha bisogno di amici ed amiche, di famiglia, di ragasse, di libri, viaggi e bar, ma tutto ciò non deve impegnare tutta la sua vita. Io, single, ho una vita mondana attivissima, faccio l’ingegnere a tempo perso ed il viveur a tempo pieno… Questo indica che io, single convito, amo la società ed ad essa devo moltissimo, ma non amo le palle al piede, che son le fidanste, le mogli, le segretarie appiccicose e simili… Non si dica mai, che l’Ingegnere è un asociale, per carità, ho amici in tutto il mondo…

 

Ho intitolato questo post, con la dantesca frase, che si parafrasa come, spero abbiate studiato, ad ogni modo: l’Amore -sentimento o fidansata che sia- si abbarbica graniticamente al Cor Gentile, ossia all’uomo sereno e libero, quale è per natura e, una volta cementatosi su esso,diventa un indissolubile tutt’uno che degrada entrambi, trasformando due meragliose creature, uomo e donna single, in un terribile mostro, che nutrendos di rammarico, dolore, frustrassione, sofferensa e delusione, rovina le vite di quanti incontra…


 

giovedì 1 agosto 2024

È tanto bella l'Italia....

Caro Lettore,

riprendo oggi la tastiera per scrivere un post che, pur apparendo polemico, è finalissato a sconfessare le filistee idee sui viaggi all’estero.

 

Premetto che non mi sento minimamente scalfito dalle critiche che ricevo a ragione della mia propensione al viaggio, poiché esse provengono solamente ed esclusivamente da persone grette e immeritevoli di considerassione.

 

In questa sede evito di disertare sulle ragioni psicologiche che muovon la gente a viaggiare e focalisso l’attensione su altro.

 

Non sta a me giudicare la qualità dei valori morali di una persona, tuttavia per me riveste particolare importansa la conoscensa, penso sia essa una delle cose più importanti in assoluto. La conoscensa, paradossalmente, non può esser acquistata solamente a scuola od all’università e non è mai troppa; un buon modo per elevarsi culturalmente e socialmente è conoscere il mondo, sfondare i confini del quotidiano, del nostro paese, della nostra cerchia di amici e lanciarsi nel mondo, alla scoperta di tutto.

Nel corso dei miei viaggi, ho diviso il tavolo della mensa con gente di ogni dove, ho adagiato le mie ingegneristiche chiappe su lerci marciapiedi, ho conversato (spesso in inglese maccheronico o tedesco fluente) con persone di ogni etnia ed estrassione sociale (cosa che non mi sognerei mai di fare in Italia), ho passeggiato di notte con fanciulle e fanciulli ubbriachi persi, ho schersato e riso con chiunque, magari anche col diavolo con le corna; ho mangiato e bevuto molte cose (anche frutta e verdura, che in Italia veementemente scaccio via)…
La miglior Geografia l'ho studiata viaggiando, guardando con occhi i fiumi e le montagne, viaggiando ho approfondito la storia, in Islanda ho imparato qualcosa di Geologia, in Europa ho scoperto la Storia dell'Arte e l'Architettura, in Teutolandia ed in Slavia la Gastronomia... 

Nel corso dei miei viaggi, ho avuto modo di appressare architetture differenti ed autoctone, ben lungi dal consueto stile rinascimentale italiano o barocco pullulante a roma. Ho smentito la famosa e stupidissima frase: “L’Italia è il paese più bello del Mondo”; cosa è bello, se non quel che piace? Come posso appressare il bello, se non ho un termine di paragone, meglio come so che una roba è bella se non ne ho vista una brutta?

Perché devo dire che solo in Italia si mangia bene ed all’estero fa tutto schifo ? Ci son molti, ma davvero molti, posti in cui si mangia divinamente, forse anche meglio dell’Italia, riconosco, tuttavia che la Pasta che facciamo qui non la si trova altrove e che questa è una delle tre cose di cui sento davvero la mancansa quando son via.

Non di rado incontro gente che snobba i paesi non turistici, come se il viaggio fosse bello, valido ed utile, solo se approvato dalla stragrande maggioransa della marmaglia: se vai in Puglia, in Salento, a Santorini, fai un gran bel viaggio, se ti rechi in Slovacchia, in Armenia o non so dove, significa che non hai capito nulla della vita ed hai soldi da gettare...
Quello in Islanda è stato, ad oggi, il più bel viaggio mai fatto, eppure mi fu detto ch'ero andato a vedere pietre ed eschimesi, che avevo sperpretao denaro ed avrei fatto molto meglio ad andare a Gallipoli a vedere i glutei fluttuanti delle balneanti... Questa è la gente: una massa di filistei, volgari, incapaci di avere un pensiero proprio, una mandia di bussurri che vivono di riflessi e convensioni...


Ancora, quest'anno, mio fratello ha invitato molte persone al consueto viaggio estivo aperto alla comitiva, tutti ci hanno snobbato, ritenendo che la meta fosse scrausa ed indegna di visita...
Se è questo lo spirito del viaggio, allora è preferibile restare a casa, andare in spiaggia per contemplare le altrui chiappe e lasciare a pochissimi la possibilità di elevarsi culturalmente e spiritualmente; dopo tutto si sa, la cultura e le larghe vedute non son per tutti....
Davvero è molto meglio che queste persone restino nel loro guscio di ignoransa e filisteismo, non accada mai che imparino qualcosa di differente dalle boiate propinate dalla tele o fruibili in spiaggia...

Questo post, come già precisato, non vuol esser una ingiustificata invettiva contro quanti non viaggiano, giammai mi permetterei di metter in discussione l’altrui operato, bensì una, più o meno, disertassione sull’importansa del viaggio.

Le scansonate frasi “E’ tanto bella l’Italia…”, “Non conosciamo casa nostra e dobbiamo andare all’estero ?”, “Stiamo qui, viaggiare è pericoloso…”, “Gli stravaganti viaggiano, quelli che non hanno nulla da fare” , “Sempre queste cose strane dobbiamo fare?...” -Sono stato fedele alle frasi, non le ho depurate da carattere meridionale che le caratterissa- e robe del genere, mostrano perfettamente l’indole del pronunciatore: una persona gretta, prima di ambissione ed amor proprio, una persona che sguassa nella sua possanghera, credendo sia essa l’oceano. Queste frasi vengon sempre dette da quelle persone che son cresciute sensa stimoli, in famiglie piccole, da persone davvero da compiangere, giustificare e condannare. Riconosco che non tutti sian nati in famiglie di alto ceto e che non tutti abbian ricevuto stimoli validi, tuttavia, vivendo in una società altamente coesa, in cui tutto è fruibile a buon mercato, ci si può anche sforsare di mettersi in gioco e cambiare punto di vista, ma molto spesso è più facile lagnarsi, criticare gli altri, piangersi addosso…

 

Questo fa la gente che non viaggia, invidiosa ed insicura, gretta e cattiva, si chiude nel proprio castello fatiscente, si cinge il capo con una corona da re e, sedendosi sul trono diansi alla tv, come un arrogante re, getta fango su quei cavalieri che, gettando via le loro sfarsose vesti, montano il primo cavallo e partono alla ricerca del Santo Graal, sfidano draghi e streghe, salvano principesse e mendicanti e rincasando con ferite e tesori….

 

Cara persona che critichi i viaggiatori, resta a casa, non accada mai, che salti il quotidiano lavaggio del cervello o che cresca culturalmente, dopotutto la miglior istrussione è conoscere i protagonisti dei reality show e sapere di Chiara Ferragni...

PS Il titolo è, volutamente, scritto in pugliese

venerdì 21 giugno 2024

Dänemark!!!!

 


Mein Lieber Leser,

heute schreibe ich auf deutsch, denn ich fühle mich besser, wenn ich auf Deutsch schreibe, als ob ich auf italienisch erzähle...

Du bist hier, weil du die dänische Flagge bemerkt hast…

Jahrelang hab ich die Dänen gehasst, trotzdem, wenn eine Reise schiefgelaufen ist, soll das nicht bedeuten, dass das Land oder das Volk böse sind…

Immanuel Kant hat uns diesen Gedankensplitter hinterlassen:

Der Frieden ist ein Meisterwerk der Vernunft

Wenn ich die Vernünftigkeit befürworte, kann ich einen Krieg weiterbringen? Wie könnte ich mich als Rationalist hinstellen, wenn ich Groll gegen Dänemark hege ? Die echte Freiheit liegt in im Seelefrieden, nicht in dem Groll...

Neulich, zufällig, hab ich ein Feature, das darüber Dänen in Stuttgat erzhält, ich sah Jungen als ich, die sich anmüsiert, bis alle Biergärten leere waren -Die Däne sind berühmte Säufer, errinerst du dich an  Hamlet...?- In jeder Weise, haben sie keine Schuld, dass meine Reise schiefagelaufen ist…

Obwohl ich des Schweden Freund bin, wirklich wünsche ich den Frieden mit Dänemark...
Heute werde ich begeisterter Anhänger von Dänemark sein und, eben sobald ich es finden, werde ich ein FaxeBier einkaufen und ich es werde trinke allein, und später wede ich auf Dänische spinnen; letztendlich gewönlich ich flippen auf englisch aus, werde ich mich nicht schwer tun auf Dänische zu sprechen…


Die Deutschen dozieren, dass mit einem gutem Bier in der Hand, sind all Freund und ich bin sicher, dass die Dänen stimmen

Entschuldigung Dänemark… Es tut mir leid…

Der Friede wurde geschlossen!

PS Eben jetzt hab ich die Fotos der Reise in Dänmark gesehen und hab einen grossen Leid gespürt… Ich trage keine Schuld, ich bin noch wüttend und immer werde ich so sein, jeddoch ich mich von meinem Bruder getretten habe, jetzt bin ich frei und bald, ich hoffe, werde ich einen Schlusspunt hinter diese Geschichte setzen….

venerdì 15 settembre 2023

Il...Il...Il Libro dei Morti


 

Nulla è più spaventoso del Libro dei Morti, quello che da esso vien trangugiato non torna mai più…


Caro Lettore,

dopo tanto, tanto, tempo riprendo la tastiera per condividere con te una storia alquanto esilarante.

Qualcuno di voi ha, qualche volta udito la raccapricciante locussione “Libro dei Morti” e, improbabilmente si è documentato sullo stesso, giungendo alla conclusione che esistono due “testi dedicati ai cari estinti”: quello tibetano e quello egissio. Il secondo è una raccolta di formule magiche, rituali ed istrussioni, che il defunto deve eseguire per giungere alla destinassione eterna; il primo narra del passaggio fra vita e morte e della reincarnassione dei buddisti. Tempo fa, ho appreso che, in Puglia, ne esiste un terso, che è forse il peggiore; prima di illustrarvi il contenuto, faccio un breve cenno alla storia che mi ha permesso di conoscere lo stesso.

C’era una volta, una bellicosa donna, figlia di una famiglia numerosa e benestante che, dopo la scomparsa dei genitori, si ritrovò sensa eredità. La donna, tralasciando la veridicità della vicenda, riteneva i fratelli colpevoli del suo diseredamento e, mossa da determinassione tipica delle donne pugliesi, intentò diverse cause ai suoi parenti, spendendo buona parte del suo patrimonio. Nel narrare questa storia, pronunciò la frase fatidica: -Io ho scritto i soldi i miei genitori nel libro dei morti, ma spendo tutto quello che ho, pur di vedere in galere i miei fratelli e le mie cognate-. Da questa frase, colma di livore, si comprende l’esistensa di un “terso libro dei morti”.
Il testo in oggetto, la cui definissione diamo e cristallissiamo, è un libro immaginario nel quale vengono annoverate le cose sottratte, le occasioni perdute, quanto non si può più riottenere, quanto è per sempre perduto.
Lemmi di questo libro sono: l’eredità della donna pugliese, denaro che mai più avrà, il teewurst che fu sequestrato a Fritz nell’aeroporto di BadenBaden, il Salome di Riga del 2014, i capelli dei pelati, le patatine mangiate…

Ognuno di noi, purtroppo, perde qualcosa e mai più la otterrà e, quando ciò avviene, con dolore, l’annovera nel Libro dei Morti.

Caro lettore, anche tu, ora puoi annoverare nel tuo personale Libro dei Morti, quanto hai perso e mai più riavrai.
Il sapere di perdere ineluttabilmente qualcosa è, di per se, inquietante e lo divernta ancor di più, sapendo che questo quid, una volta fuori dalla nostra portata, viene annoverato nello spaventoso Libro dei Morti

Io son solito invitare mio fratello a segnare nel suo libro le mie consumassioni al bar, con la frase, ormai celebre: -Puoi annoverare questa Fanta nel libro dei morti, fratello! Non intendo rimborsarti!-
Ben comprendi, caro lettore, quanta paura incuta questo bieco testo e quante mie consumassioni sian annotate su quello del mio vecchio fratello…


Caro Lettore, con la speransa di averti strappato un sorriso, preciso che questo post è teso a spiegare il significato della frase “Nel Libro dei Morti”, che il testo in oggetto esiste davvero, la storia narrata è realmente accaduta e che il post ha carattere meramente ironico!!!

 

mercoledì 11 maggio 2022

Ode ad Oscar Wilde


 Caro Lettore,

in questa notte insonne -come tutte le mie notti- afferro il mio notebook per condividere con te una mia riflessione su una persona nota, non a tutti, ma comunque celebre a molti- grassie a DIO-, alludo ad uno scrittore deprecato ed incensato da generassioni: Oscar Wilde.

Questa sera, al mio ritorno dal Politecnico, la mia cara Mamma mi ha preparato per cena le mie amatissime Fettuccine alla Bolognese, un piatto a me molto caro, sapientemente ed amorevolmente cucinato dalla mia Mamma; non discetto la pietansa, riservandomi di farlo in un altro post, e concludo con l’incipit alla mia riflessione:

A tavola perdonerei chiunque, anche i miei parenti…

Al termine della cena, ho sinceramente condiviso e sposato questo aforisma. Si uso la parolaccia “sposare”, poiché sono davvero convolato a nosse con questa frase, ho davvero celebrato il connubio spirituale con questa massima, davvero l’ho condivisa, capita, amata ed ho quindi pensato al suo autore, speculando come segue.

Tralasciando le Fettuccine alla Bolognese, che se le avessi ancora qui le mangerei con molta ingordigia, Oscar Wilde scrisse qualcosa di vero, puro ed autentico e per questo è odiato.

Tutti noi, io in primis, siamo degli abietti, degli invidiosi, degli odiosi, portatori di rancore, degli ipocriti, dei perbenisti, dei falsi, dei vacui moralisti, delle persone spregevoli e vili e, cosa peggiore di tutte, siamo degli ipocriti, degli ignobili ipocriti. Siamo ipocriti, ipocriti che si camuffano da santi, da anime pie, da brave ragasse e ragassi, da simpaticoni, da amorevoli amici. Siamo animati da cameratismo e solidarietà, ma solo per finta, poiché godiamo dell’altrui disfatta, serbiamo rancore con tutto il mondo e con tutta la famiglia…Questo siamo noi! Per giunta, proviamo piacere e vergogna nel compiere determinati atti, atti che ci rendono piacere incontenibile, e bramiamo dalla voglia di indulgere in talune cose, però ce ne vergogniamo grandemente e celiamo i nostri vissi e le nostre perverisioni e, molto ipocritamente, condanniamo quelli che come noi, sguassano in pratiche deprecabili.

“Nulla è peccato se reca piacere” ho sempre sostenuto ciò e non abiuro ora, così come non c’è nulla di errato nel quotidiano operato, però ci vergogniamo di palesare i nostri vissi. Proviamo imbarasso nel dire che ci piace dormire fino a tardi, nel dire che moriamo dalle risate guardando I Simpson e che ci identifichiamo in loro, ci fa arrossire dire che amiamo i cartoni animati pur essendo grandi, non ci rende onore dire che ci annoiamo a guardare il telegiornale e che in questo momento storico ne abbiamo piene le tasche della guerra in Ucraina e cose così, però…

Qui arriva Oscar: il poeta maledetto, il bevitore di assensio, l’alcolista, il dandy, lo spregiudicato, il corrotto ed immorale, il pervertito, il fumatore perso, lo snob per antonomasia, la vocina che si nasconde dentro di noi!

Si persone, Oscar ha detto e scritto tutto quello che pensava. Leggendolo abbiamo ritrovato noi stessi, nei suoi gesti inconsulti rivendiamo noi il sabato sera, noi in discoteca, al bar, con i nostri più cari amici, noi siamo lui e lui è ognuno di noi, però….

Però la sua condotta fu ritenuta immorale, come quella di Lord Byron ed oggi, falsi studenti devoti, ancora ci allineiamo a quel pensiero errato e, peggio, eredi di una società bigotta -grassie a DIO prossima all’estinsione- continuiamo ad odiare pubblicamente Oscar, pur condividendo a pieno il suo pensiero, pur essendo degli amanti della vita come lui.

Esaspero il discorso: riteniamo di essere persone libere, ma come insegna Oscar “nessuno può essere libero, se costretto ad essere simile agli altri” e così siamo noi: omologati. Noi tendiamo ad assumere un comportamento standardissato e correlato all’età e ad un insieme di valori fittisi, che mortificano il nostro spirito ed il nostro pensiero. Prima di compiere una data assione, pur anelandone l’essecussione, ci chiediamo se conforme al dettame sociale ed alla nostra età, qualora la verifica va male, evitiamo di attuare il nostro desiderio. Questo poiché obbediamo supinamente ad una regola infondata, che norma il nostro agire, quasi sempre legittimo -Quello che è vietato dalla legge non va mai fatto, tutto il resto è lecito-. Ancora, siamo vincolati ad una sorta di legge morale, sopravvissuta alla seconda metà del Novecento e, in funsione di tale, ci asteniamo dal fare quello che vogliamo, pur essendo privo di immoralita. Quando vediamo qualcuno che ignora questa regola, diventiamo verdi dall’invidia e sputiamo veleno.

Una ragassa fidansata va al bar con un amico, ella viene epitetata infelicemente. Pur volendo fare come lei, pur volendo bere un aperitivo con il più caro amico, le altre ragasse, guardando ella, dicono cosacce…

Oscar Wilde è odiato da tutti, poiché ha fatto e scritto quello che noi vorremmo fare e non facciamo, quello che noi pensiamo ma non abbiamo il coraggio di dire, poiché dicendolo saremmo fuori dal coro, saremmo degli immorali, dei turpi, dei malvagi…

Allora viviamo la nostra vita nella privassione, nella semplicità, asteniamoci da ogni piacere, osserviamo pedissequamente un manuale comportamentale, dopotutto la vita è solo una, che sia stata vissuta bene o male, poco importa, presto torneremo da dove siam venuti e degli anni terreni, vissuti nella privassione o nella pienessa, ben poco resterà, ma di sicuro in questi anni di vita saremo state delle brave persone, dei soldatini fedeli, dei mariti devoti, dei bravi figli, dei perfetti idioti che, per timore di essere giudicati, hanno gettato alle ortiche la loro vita.

Tornando a noi, in segreto amiamo Oscar Wilde, in pubblico lo esecriamo, poiché ci vergogniamo di dire che aveva ragione e che siamo come lui, se non peggiori!

Le cose più ripugnanti di tutte sono due: in primo luogo, ci vergogniamo ad essere noi stessi, poiché vogliamo emulare un opaco modello comportamentale costruito sulle fondamenta della società dei nostri nonni e genitori e su quello dell’attuale società, due abbiamo la coda di paglia -mi piace molto questa espressione che ho imparato nel corso di tedesco- poiché leggendo diremo che è tutto bugia, che l’Ingegnere, autore di questo post è un bieco ed un malvagio, eppure ogni volta che avremo l’occasione ci comporteremo come il buon Oscar…

Caro lettore, non odiarmi se dico che sei un ipocrita e sensa fegato, tu mi hai appena epitetato DIO solo sa come, tuttavia non ti biasimo: io sono peggio di te!

Stasera ti ho messo di spalle al muro, dicendoti quello che pensi e non hai il coraggio di dire e di pensare: si appena rifletti su queste cose, cerchi di divagare, poiché temi il tuo stesso pensiero. In secondo luogo, io sono uno spregiudicato ed un vissioso ancor peggiore di te che, nella tua parchedine cerchi di migliorarti, differentemente da me, che perpetro il vissio e sguasso nell’immoralità. Per farmi perdonare ti elenco le mie schifesse:

Sono un Säufer: odio gli alcolici, ma bevo tutte le bibite gassate del mondo, dispressando l’acqua naturale ed i vini di ogni tipo.

Bevo solo ghiacciato, di estate e di inverno, di notte e di giorno; non conosco l’acqua naturale ed un giorno o l’altro morirò di congestione, mi si spaccherà lo stomaco e mi so congelerà il sangue.

Mangio sempre tedesco e parlo tedesco, pur essendo in Italia da anni, odio la cucina pugliese e la dieta mediterranea.

Non guardo mai il telegiornale e, all’ora di pranso, guardo Italia 1!

Odio la televisione, guardo solo cartoni animati, film horror, porta a porta e Piero ed Alberto Angela.

Sto morendo dalle risate, poi continuo la lista

Eccomi ho finito di ridere

Vivo in Puglia, ma odio questa regione, con i suoi abitanti, il suo clima, la sua gastronomia ed i suoi paesaggi.

Amo l’Italia, ma non gli italiani. Pur tedesco di sangue, preferisco gli svedesi e gli austriaci.

Odio il caldo e l’estate, ma non lascio la Puglia e voglio andare in Kenya ed in Turchia ed in Messico.

Sono un ingegnere, ma mi occupo di Letteratura, Fisica, Matematica e viaggi; faccio l’Ingegnere solo nel fine settimana, se ne ho voglia.

Ho lasciato lo studio del pianoforte, poiché odiavo le insegnanti (erano donne italiane).

Ho studiato inglese, per otto anni ed un semestre, ma lo parlo con i piedi, pur scrivendolo e leggendolo bene.

Nutro rancore con quei famigliari che, da bambino, mi tolsero il cioccolato bianco a seguito di cinque giorni di cacarella.

Mangio solo cioccolato al latte e bianco ed odio il fondente, amo gli orsetti gommosi ed il cioccolato Kinder.

Ogni martedì faccio la spesa e compro solo bibite gassate, crauti e caramelle gommose.

Non divido mai le leccornie con nessuno, vado al cinema ed al ristorante cinese all you can eat da solo, per non dover condividere il piacere con altri.

Ho finito la solidarietà con gli ucraini, per via di questa guerra non sono andato in Polonia e, in risposta a Draghi, “non voglio la pace, ma l’aria condissionata!”

Sono un cattolico in pena, non mi confesso mai, voglio fare il sacerdote ed il cardinale per mandare al diavolo le monache e conoscere bene la teologia, il greco antico e la storia.

Caro Lettore,

io ho scritto di me e delle mie perversioni, ora sentiti offeso per quanto letto, dammi del puerile e, soprattutto, metti una manina sulla tua cosciensa -sempre se ne hai una- e renditi conto che non tutto quello che ho scritto è sxorretto, ma tu lo bollerai tale solo per vergogna di dire chi sei!

Ciao Donna Adulta, Ciao Uomo Adulto….

PS Ho scritto in verde come l'assensio di Oscar; comunque, l'assensio è verde, vero?